domenica 26 febbraio 2017

Canone Eucarestia domenica 26 febbraio

Eucarestia di domenica 26 febbraio 2017
"Cos’è l’Eucarestia oggi”

Musica di apertura

G. Eccoci nuovamente riuniti, nel giorno stabilito, giunti da luoghi diversi, anche molto lontani tra loro, tutti/e mossi dal desiderio di incontrarci per guardarci negli occhi, abbracciarci, accoglierci e raccontarci vicendevolmente, raccoglierci in preghiera ed in ascolto nella memoria di Gesù, della sua testimonianza di vita e di amore, di fiducia in Dio, di condivisione, di dialogo, di rottura delle barriere, di rispetto e di lode per l’Universo, la Terra e tutti gli esseri viventi. Con l’aiuto della musica entriamo in connessione con tutto e nel silenzio lasciamo emergere i nostri sentimenti. Siamo qui per condividere, come ha fatto Gesù, la vita ed il cibo, per “spezzare il pane”, per ringraziare dei doni ricevuti, ma anche per denunciare le ingiustizie e prendere posizione affinché vengano colmate. Siamo qui perché colpiti dal messaggio di un Dio fonte d’amore e gratuità e dall’esempio di Gesù, che ha donato totalmente sé stesso agli altri e ci propone una vita nuova a partire dall’altro.
Riflettiamo e preghiamo insieme.

  1. L’Eucarestia, dal greco “rendimento di grazie”, trae origine all’ultima cena di Gesù ed è il rito, per molti il Sacramento, con il quale culmina l’iniziazione cristiana e nel quale i segni sono il pane ed il vino. Signore aiutaci a fare in modo che l’Eucarestia non sia per noi un culto o un rito, ma memoria di vita e dell’esperienza di amore testimoniata da Gesù da portare nella nostra realtà di ogni giorno come seme per un mondo più egualitario. Il primo e più fondamentale segno dell’Eucarestia sia la comunità riunita.
2.   Eucarestia significa anche “benedizione”. Padre, che in ogni nostro incontro sappiamo riscoprire la dimensione cosmica ed ecologica dell’Eucarestia, che consiste nel percepire un’intima unità con la terra e con gli elementi della creazione, affinché questa profonda comunione con essa ci impegni alla difesa concreta dei fiumi minacciati, dei terreni che rischiano la deforestazione, delle sementi locali, dell’agricoltura biologica.

  1. Eucarestia è anche il termine con cui si indica la sottile cialda consacrata che viene distribuita durante la Messa. O Dio insegnaci che il momento della condivisione del pane non è un premio per coloro che hanno tenuto una buona condotta, ma eventualmente la capacità per averla. Non dobbiamo essere puri per avvicinarci al Signore, ma è accogliere il Signore quello che ci rende puri.
2.    L’Eucarestia è il momento privilegiato per la comunità cristiana, nel quale il Dio che si mette al servizio dei suoi comunica loro la sua stessa forza; che l’Eucarestia, il culto e qualsiasi momento della nostra vita spirituale abbia sempre questo obiettivo: essere rafforzati dall’energia affinché, come persone e comunità che hanno accettato il suo messaggio, ci impegniamo a viverlo.

  1. Eucarestia è accettare l’amore di Dio per prolungarlo verso gli altri. Vivere l'Eucaristia significa vivere una nuova forma di relazioni, una forma nuova di essere per l'altro, e impegnarsi per un progetto di vita libera e piena per tutti. Maestro, che l’incontro con Te ci aiuti ad uscire da noi stessi e a spingerci verso l’altro.
2.    Anche qui adesso, Dio è azione creatrice in continuo movimento che ci viene offerta. Signore aiutaci a saperla cogliere trasformandola in una forma nuova di amore, di perdono e di condivisione, perché in questo modo realizziamo noi stessi e  ogni persona che accogliamo nella nostra esistenza è un tassello in più nella nostra creazione.

Vangelo (Matteo 6,24-34)

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.
Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?
Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?
E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?
Non preoccupatevi dunque dicendo: "Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?". Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.
Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.
Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».

Commenti e riflessioni personali

Questi versetti sono gli ultimi del capitolo 6 di Matteo, Vangelo scritto verso la fine del I sec. d.C. sulla base delle testimonianze e del racconto di coloro che avevano conosciuto Gesù (vangelo di Marco e Fonte Q). Segue il 5 in cui vi è stato il discorso della montagna sulle beatitudini. Il capitolo 6 contiene insegnamenti preziosi sul tema della giustizia, sul come pregare (il Padre Nostro è contenuto nei versetti dal 9 al 13), sull’importanza del perdono autentico, sul come e quando digiunare, ma soprattutto ci indica la via maestra per una vita piena e coerente con il suo messaggio. Nei versetti dal 24 al 34 vi è:
·       Al 24 la condanna del denaro e della ricchezza intesi come mezzo decisivo del rapporto tra gli uomini e i beni materiali, che possono diventare dei signori, dei padroni che chiedono di essere serviti, degli idoli invece che mezzo di servizio per essere condivisi con i fratelli che ne hanno bisogno. Quando una persona vive per l’accumulo di ricchezza, pensa di trovare sicurezza nel possedere sempre di più e guarda al denaro come a uno strumento di salvezza della propria vita, allora nel suo cuore non c’è più posto né per gli altri né per Dio. L’invito è a scegliere, senza compromessi, la vera ricchezza che è la libertà di essere se stessi, fidandosi della dimensione interiore, di quello che non si vede ma che è verità, praticando la bontà, essendo un bene per sé e per gli altri nella realizzazione piena di quello che ognuno è quale strumento di amore e di reciproco sostegno.
·       La FIDUCIA è l’altra esortazione centrale di questi versetti, esplicitata dal 25 al 34, intesa quale atteggiamento da assumere come segno della fede. dell’adesione al Signore: “Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete”. Nell’accogliere il “non preoccupatevi” occorrono discernimento e intelligenza: Gesù non è un sognatore che non conosce e non aderisce alla realtà; sa bene che la vita è un duro mestiere e che per vivere occorre faticare, lavorare ed essere anche previdenti. Le parole di Gesù pongono invece l’accento su un atteggiamento errato, quello della preoccupazione intesa come quell’ansia ossessiva che si impadronisce delle persone, si insinua nel loro cuore e finisce per muoverle, togliendo loro ogni possibilità di reazione e di resistenza. Peggio ancora se l’ansia deriva dell’essere occupati soprattutto da qualcosa invece che di qualcuno, e se l’oggetto della preoccupazione è il denaro, la sicurezza della vita, perché così il cuore è sequestrato un amore narcisistico di sé che impedisce ogni relazione e comunione. Per questo Gesù invita a guardare gli uccelli del cielo, a contemplare i gigli dei campi. Sguardo poetico? Sì, ma non solo. Attraverso questa contemplazione si tratta infatti di stare nel mondo credendo alla bontà della vita, alla presenza di Dio, al suo amore che non va mai meritato. Si tratta di sentirci amati, di percepire che esistiamo grazie a qualcuno che ci ha voluti e creati e anche per qualcuno. Guardando i gigli dei campi colorati e tessuti in modo molto più bello degli splendidi vestiti di Salomone, possiamo almeno intuire la cura che Dio ha per tutte le sue creature e dunque anche per noi, che siamo suoi figli e figlie. C’è chi identifica questi versetti con una visione errata della provvidenza di Dio che non è spinta al disimpegno, un  invito solo a un’attesa passiva dell’intervento di Dio, che ci induce all’irresponsabilità, ma una fede che ci fa credere all’essenziale, liberandolo da tutto ciò che ostacola la pienezza della vita e in un Padre/Madre che ama anche chi non lo merita, chi non è capace di meritare il suo amore. Compito urgente per il discepolo è la ricerca del regno di Dio, cioè cercare che Dio regni veramente nella nostra vita, vivendo quella giustizia che richiede condivisione di ciò che si ha, comunione in ciò che si spera, saldezza fiduciosa in ciò che si crede. Questo atteggiamento non è facile: sovente siamo in ansia, temiamo soprattutto quando guardiamo al futuro. In questa vita che passa ci è chiesto di aderire all’ “oggi di Dio”, al qui ed ora, senza voler assicurarci il domani né possederlo. Questi versetti ci svelano il danno dell’affanno di una corsa verso la sicurezza, sempre in preda al pericolo del furto, dell’invidia, della violenza, della diffidenza, dell’odio e ci introduce nella fiducia di chi ascolta il proprio cuore, di chi crede che il regno di Dio è dentro di sé e che non mancherà dell’unica cosa necessaria, cioè della fedeltà alla parte più vera di sé, di quella cella segreta dove il bambino che siamo fortunatamente rimasti chiede relazioni autentiche, rispetto di sé, amore.
Elisa

Intermezzo musicale

Segno di Pace
G. Nella misura in cui siamo in pace con noi stessi, emaniamo pace, serenità, verità, fiducia. Prendiamoci qualche minuto per riconciliarci con noi stessi e con i nostri fratelli scambiandoci un sincero segno di pace.

Tutti. Ora spezziamo insieme il pane ricordando Gesù. Egli ci insegnò a dividere il pane dei campi e il pane dei cuori. “Prendete e mangiate, prendete e bevete: questo è il mio corpo, questo è il mio sangue”. Il pane che condividiamo è una fonte cui attingiamo e un impegno che assumiamo con e davanti ai fratelli e alle sorelle nell’accogliere il Suo messaggio ed il Suo stile di vita, cercando di portare nell’oggi la via che ci ha indicato. Che questo pane così spezzato possa essere anche momento di confronto con credenti di altre religioni quale simbolo di adesione al progetto divino tramandatoci da profeti differenti. 


Padre nostro
Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e sostienici nell’ora della prova, ma liberaci dal male. Amen.

I Sura del Corano
Nel nome di Dio, il Compassionevole, il Misericordioso; sia lodato Dio, il Signore dei Mondi; il Compassionevole e Misericordioso; Re del giorno del giudizio; Te adoriamo, Te chiamiamo in aiuto; guidaci alla dritta via; la via di quelli che hai colmato di grazia, non di quelli che errano. Amen.

Comunione con intermezzo musicale

Preghiere spontanee

Tutti. Affinché questa Eucarestia sia una vera occasione di condividere la vita e i cibi proseguiamo in letizia questo incontro accostandoci al pranzo comunitario preparato con le pietanze che ciascuno di noi amorevolmente ha cucinato e portato per essere gustate insieme. 


Solo per oggi
Non ti arrabbiare
Solo per oggi
Non ti preoccupare
Sii grato
Lavora sodo su te stesso
Sii gentile verso i tuoi simili
(Mikao Usui)

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