sabato 18 febbraio 2017

MAI PIU' FIGLI DI UN DIO MINORE.

Credenti Lgbt: mai più figli di un dio minore! Il bilancio della campagna #chiesaascoltaci



38818 ROMA-ADISTA

Appelli, storie, testimonianze di singoli o di coppie, per lo più cattolici. Omosessuali ma anche amici e parenti di credenti Lgbt, uniti dal comune auspicio di veder realizzato, in questi tempi contrassegnati da divisioni e odio omofobico nella Chiesa e nella società, il messaggio evangelico dell'accoglienza senza discriminazioni. Questo il cuore della campagna di storytelling #chiesaascoltaci, promossa sui social network dall'associazione italiana di cristiani Lgbt “Cammini di Speranza” durante l'Anno Santo della Misericordia. «Un messaggio rivolto alla Chiesa intera – si legge sul sito camminidisperanza.org – perché diventi finalmente casa per tutti, capace di inclusione e accoglienza». Alla Chiesa, Cammini di Speranza chiede uno sforzo per fare della misericordia un valore non solo declamato ma concretamente attuato, di accogliere dunque ed amare le persone Lgbt, le loro famiglie e i loro figli; di favorire un profondo rinnovamento degli orientamenti pastorali; di saper affiancare e guidare positivamente le persone che si avviano su un percorso di riscoperta del proprio orientamento omoaffettivo; infine di contrastare, attivamente e con ogni mezzo, la discriminazione e l'odio omo e transfobico, tanto in Italia quanto in tutti quei Paesi del mondo dove l'omosessualità è ancora criminalizzata, perseguita e punita.
L'iniziativa, durata lungo tutto il corso dell'anno giubilare voluto da papa Francesco, si è mossa contemporaneamente su due fronti: uno più “personale”, caratterizzato dalla pubblicazione periodica su Facebook e Twitter di un messaggio-appello o dall'adesione pubblica e visibile alla campagna (attraverso la segnalazione dell'hashtag #chiesaascoltaci nel riquadro dell'immagine profilo degli utenti dei social network); un altro più “artistico”, grazie al coinvolgimento del fotografo Simone Cerio, il quale ha messo a disposizione le proprie abilità ritraendo i protagonisti della campagna, con l'intento di farne, in seguito, una mostra e un libro.
Intanto, dopo la chiusura delle attività a fine 2016, Cammini di Speranza ha raccolto tutti i contributi pubblicati durante l'anno in un prodotto digitale, un file pdf di 54 pagine, scaricabile gratuitamente dal sito dell'associazione (ulteriori informazioni: info@camminidisperanza.org). «L’idea centrale della campagna – si legge nell'introduzione all'eBook – è di riscoprire le piazze, reali ma anche quelle virtuali offerte dai social network come luoghi di incontro in un momento in cui sembra che la logica delle barricate, della contrapposizione ideologica sia l’unica via percorsa. Nell’anno del giubileo della Misericordia sembra possibile che, proprio nella luce di questa Misericordia, trovi spazio ogni persona, ogni storia, ogni affetto, con uguale dignità, uguale rispetto, senza pregiudizio. Papa Francesco ci invita a costruire ponti e noi siamo qui a raccogliere questo invito».
I 25 testimoni di #chiesaascoltaci denunciano la doppia morale delle gerarchie (spesso anche dello stesso papa), che da una parte predicano l'accoglienza e l'amore incondizionato di Dio per i suoi figli, mentre dall'altro continuano a considerare le persone Lgbt come fedeli di serie B, «in errore oggettivo» e in condizione di peccato quando vivono la propria sessualità nella coppia, di fatto emarginandole e costringendole a ritenersi escluse dal progetto divino. Sono persone che credono, si sentono pienamente figlie di Dio, e vorrebbero testimoniarlo, come tutti gli altri fedeli eterosessuali, nelle loro chiese e parrocchie, senza nascondersi o vedersi costrette ad abbandonare le comunità di riferimento.
Caro papa Francesco, scrive per esempio Giulia nella prima testimonianza, «per me Dio non commette errori: mi ha resa una persona “diversa” perché sapeva che per me sarebbe stata la strada della felicità». «Non mi sono mai sentito sbagliato», dice anche Daniele, «né in errore oggettivo»: «Un giorno amerò e rispetterò mio marito, lo farò nel nome di Dio e vorrei farlo in casa mia, nella mia Chiesa, ma se non vorrà accogliermi so di non essere privo dell’amore di Dio e della sua benedizione». Dopo secoli di persecuzioni, aggiunge Francesco, la Chiesa «dovrebbe aprire le sue porte riconoscendo» «pari dignità alle persone omosessuali. Dio non può amare in modo diverso i suoi figli. Siamo tutti figli di Dio, un Dio che non può volere la nostra infelicità. Accogliere tutti i suoi figli è il significato profondo della religione cattolica». Mauro e Paolo, insieme da 30 anni, denunciano: «Ascoltare, ancora oggi, dai vescovi e nella Amoris laetitia che la nostra storia è derubricata ad “unione precaria” e mai equiparabile al matrimonio significa ricevere nuovamente un insulto e, in ogni caso, nessuna parola positiva: noi due, allora, che cosa siamo? Su di noi c’è o non c’è la grazia di Dio? Ma ovviamente c’è, perché lo sperimentiamo. Ci addolora solamente la sordità persistente di una parte della Chiesa». Tra i testimoni c'è anche un ex transessuale, oggi donna. Vanna racconta in breve il suo percorso travagliato ma ricco di scoperte, aggiungendo poi: «Non riesco neanche a spiegare perché ero e sono rimasta cristiana cattolica. So solo che credevo e credo in un solo Dio che ha inviato sulla terra Gesù il Cristo ed è venuto per salvarci dai peccati. Oggi anch’io provo a testimoniare che Gesù è Amore ed è morto per salvarci. Uno degli insegnamenti che ci ha lasciato è che la Chiesa è la Casa di tutti, pertanto può e deve diventare Casa nostra».
Dalle testimonianze emerge una forte consapevolezza – quella della distanza tra Chiesa “popolo” e Chiesa “gerarchia”, quella tra credere e praticare, quella tra l'amore di Dio e le leggi della Chiesa – ma anche una profonda sofferenza, che nasce dagli ostacoli posti dal pensiero tradizionalista sul percorso di fede che a un certo punto, ancora oggi, per i credenti Lgbt, si scontra con il rifiuto, le etichette, la mancata accoglienza delle diversità, i proclami dai sacri pulpiti che arrivano inaspettati come coltellate. E allora, non sono pochi quelli che decidono di abbandonare definitivamente o di proseguire il proprio cammino presso altre Chiese, più accoglienti, come quella valdese o quella metodista.
( Le 25 storie e relative foto possono essere scaricate al seguente file)

https://camminidisperanza.files.wordpress.com/2016/12/le-25-storie-di-chiesaascoltaci.pdf

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