martedì 7 marzo 2017

Qualcosa di buono

Una mattina di gennaio la bidella entra nelle cinque classi della terza media dell’istituto Sandro Pertini di Vercelli. Ha una circolare del ministero. Le professoresse, tutte e cinque, hanno la stessa reazione. Impallidiscono e poi leggono la circolare agli studenti: «A partire da oggi, con effetto immediato, gli alunni con entrambi o anche solo un genitore di origine non italiana seguiranno le lezioni in un’aula diversa rispetto a quella del resto della classe». Gli albanesi e i marocchini, e poi i cubani, i bielorussi, i romeni, i nigeriani, i peruviani e i filippini si alzano, arresi e increduli. (Stessa scuola, ieri mattina. I ragazzini hanno piantato due alberi per la giornata europea dei Giusti. Li hanno dedicati a Faraaz Hussein e Janusz Korczak. Faraaz è un giovane musulmano che, in un locale di Dacca, decide di rimanere al fianco di due amiche vestite all’occidentale, e viene ucciso dai terroristi islamici. Janusz era un medico ebreo di un orfanotrofio di Varsavia che nel 1942 rifiutò di abbandonare i suoi bimbi, e morì con loro a Treblinka).  

La circolare è falsa, la cacciata degli stranieri è un test, duro ma vero. Recita la bidella, recitano le professoresse, i piccoli stranieri. Soltanto i loro compagni italiani non lo sanno. E si ribellano, si mettono davanti alla porta, protestano, piangono, vogliono parlare con la preside, scrivere al ministro: «Sono come noi». Avevano appena studiato le leggi razziali del 1938 e un verso identico nel Corano e nel Talmud: «Chi salva una vita, salva il mondo intero».  


Nessun commento:

Posta un commento