domenica 30 aprile 2017

Canone eucarestia domenica 30 aprile

Eucarestia di domenica 30 aprile 2017
"La cena pasquale ebraica: il Seder”
  
Musica di apertura

G. Gesù ha celebrato il suo ultimo “seder” insieme a tutti/e i suoi seguaci nella maniera descritta dettagliatamente da Moni Ovadia in quanto, da buon ebreo praticante, non poteva celebrarla in altro modo. Ecco che anche Lui spezza il pane azzimo e beve il vino come da rituale, ma apporta una modifica verbale al rituale aggiungendo le parole “questo mio corpo” “questo mio sangue” paragonando il pane e il vino alla Sua carne e al Suo sangue intendendo di comportarsi e di vivere come si è comportato Lui. Assimilare il corpo e il sangue equivale a voler essere come Lui o meglio a tentare di essere come Lui. L’aggiunta della lettera “è” alle due frasi è frutto di una traduzione tardiva non adeguata al significato iniziale che ha portato a far collimare il corpo e il sangue alle future ostie usate per la comunione con un significato molto diverso al voluto iniziale. Una cosa è ripetere una simbologia esortante all’imitazione nel comportamento e altro è fare la stessa azione paragonandola a un premio ricevuto o a un momento adorativo. Spesso Gesù ha usato brani delle scritture adeguandole al suo oggi con l’intento più volte dichiarato di “non essere venuto ad abolire la legge, ma a portarla a compimento (miglioramento)”, naturalmente secondo il Suo percorso spirituale.

  1. Immaginiamoci seduti intorno al pane come intorno al fuoco a raccontarci i passaggi della vita, la via della libertà. Cerchiamo di costruire un mondo in cui le religioni non sacrificano Dio sull’altare del mercato e della guerra e lo liberano dalla maschera dell’onnipotenza, un mondo dove donne e uomini finalmente stanno insieme senza pagare il prezzo della sacra discriminazione.
  2. Che la Tavola di Pasqua non siano tavole di pietra ma di carne, corpi vivi su cui sono incise passione e felicità. Siano tavole come zattere su cui portare in salvo l’umanità, tavole piene di gente in mezzo al mare che chiede di non morire ma di vivere. Non siano tavole dei diritti umani violati ogni giorno e ogni notte sulla terra.
  1. Che la Tavola di Pasqua sia sapere e sapore di risurrezione, culto e cultura di pace, pedagogia della creatività. Tavola per dare ali alla speranza, ai sogni incompiuti del vangelo, alle profezie ancora spente.
  2. Ricordiamo la tavola dei poveri, come quella della sera di Emmaus in cui Gesù spezzò il pane a mani nude nell’ultima osteria della terra, per poi ogni giorno sederci tutte e tutti insieme per cercare l’amore, mangiare e bere perché Dio è risorto nel pane, nel vino, nella natura, nella vita. Facciamo festa!
Vangelo (Luca 24, 13-35)
Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Commenti e riflessioni personali
Intermezzo musicale

G. Gesù andava spesso in casa della gente a mangiare. I benpensanti lo chiamavano “un mangione e un beone”. I suoi discepoli lo consideravano invece “il rabbi, il maestro che amava i banchetti”. Attorno a una tavola, mangiando comunitariamente, Gesù approfittava per raccontare le Sue parabole, far passare il Suo insegnamento e creare un clima famigliare tra i suoi seguaci. I discepoli di Emmaus si rendono conto della presenza viva di Gesù spezzando il pane come aveva fatto Lui. Gesù “appare” ai discepoli chiusi in casa al momento del pranzo. Oggi, le nostre eucarestie dovrebbero diventare uno spazio, una tavola dove impariamo a dare gusto alla nostra vita. Eccoci anche noi ora partecipi, come discepole e discepoli, della cena di Gesù.

Tutti. Ora noi spezziamo il pane ricordando Gesù, rendi vivo ed efficace per ciascuno e ciascuna di noi questo ricordo. Egli ci disse di vivere al Tuo cospetto e ci insegnò a dividere il pane dei campi e il pane dei cuori. “Prendete e mangiate, prendete e bevete: questo è il mio corpo, questo è il mio sangue”. Questo è il corpo, la vita, la strada, la sostanza della memoria di Gesù: vivere sotto il Tuo sguardo e dividere tra di noi, accompagnarci. Padre, che tutto questo si avveri nelle nostre vite perché la nostra eucarestia non diventi una farsa. 

Padre nostro
Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e sostienici nell’ora della prova, ma liberaci dal male. Amen.

I Sura del Corano
Nel nome di Dio, il Compassionevole, il Misericordioso; sia lodato Dio, il Signore dei Mondi; il Compassionevole e Misericordioso; Re del giorno del giudizio; Te adoriamo, Te chiamiamo in aiuto; guidaci alla dritta via; la via di quelli che hai colmato di grazia, non di quelli che errano. Amen.

Comunione con intermezzo musicale

Preghiere spontanee

  1. «Prendete e mangiate … prendete e bevete … fate questo in memoria di me» Ecco il mandato di Gesù: fate della vostra vita un dono. Fate della vostra vita una continua eucarestia. Amatevi gli uni gli altri. Fate delle vostre eucarestie una grande mensa dove tutti si sentano sempre accolti e nessuno mai venga rifiutato.
  2. Noi invece abbiamo trasformato le nostre eucarestie in un rito. La parola banchetto l’abbiamo sostituita con la parola sacrificio. Abbiamo addirittura costruito una teologia del sacrificio. Abbiamo costruito l’immagine di un Dio sadico che ha voluto la morte, il sacrificio del figlio. Un Dio che incute paura. Che giudica. Che punisce. È il Dio della religione e non della fede. Gesù invece ci racconta un Dio che è padre, di un Dio innamorato della vita, che dice: «Misericordia voglio e non sacrifici»


Tutti. Pasqua è voce del verbo ebraico “pèsah” che significa “passare”. Non è festa per residenti ma per coloro che sono migratori che si affrettano al viaggio. Allora sia Pasqua piena per voi che fabbricate passaggi dove ci sono muri e sbarramenti, per voi apertori di brecce, saltatori di ostacoli, corrieri a ogni costo, atleti della parola pace. (Erri De Luca)

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