sabato 29 aprile 2017

COMMENTO AL VANGELO DOMENICA 30 APRILE

+ Luca
24,13-45
Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. 
Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». 
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. 
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. 
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». 
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Questo lungo brano del vangelo racconta un episodio da interpretare non come un fatto di cronaca realmente accaduto, ma da un punto di vista teologico. Un metodo semplice ed efficace, raccontare sotto forma di “storiella” un concetto molto impegnativo da far passare a una comunità cristiana che si interrogava su come recepire l’insegnamento e la vita di Gesù.
Mi sembra di poter condensare tutto il brano in poche parole, Dio lo si incontra e si fa la sua volontà andando verso i propri fratelli e sorelle per vivere in un bene comune. Avvicinarsi, capire, condividere, cercare di migliorare la condizione esistenziale del proprio prossimo.
Spezzare il pane, condividere il vino sono azioni che ci ha insegnato Gesù per significare che solo offrendosi a chi ne ha più bisogno di noi ci porta a fare proprio il volere di Dio. Nel momento che facciamo nostro questo modo di comportamento, siamo molto vicini al comportamento tenuto da Gesù nella sua vita terrena e lavoriamo per rendere evidente e reale quello che ai suoi tempi veniva chiamo “regno di Dio” un termine che oggi può sembrare fuorviante perché abbiamo una concezione storica tutta umana del termine regno che è sempre coincisa con potere, dispotismo, sottomissione, guerre e violenza e quindi rischiamo di immaginare il Re di questo regno (Dio) come un monarca assoluto che tutto può, nel bene e nel male. In realtà Gesù ha speso tutta la sua vita per farci capire che la sua concezione di Dio non era quella interpretata fino ad allora e poi, purtroppo, ripresa dalla novella chiesa nascente.
Farsi corpo reale e concreto disposto a dar nutrimento a chi ce ne chiede, in ogni sua forma, è la nostra attuale missione.
Sergio


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