sabato 6 maggio 2017

COMMENTO AL VANGELO DOMENICA 7 MAGGIO

+ Giovanni
10,1-10

In quel tempo, Gesù disse: 
«In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. 
Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». 
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. 
Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».

Domenica scorsa l’evangelista Luca ci ha invitato a farci simili a Gesù per essere reali come lui, paragonandoci al suo essere fisico corpo e sangue e di conseguenza cercare di agire alla sua stessa maniera. Questa domenica l’evangelista Giovanni fa un paragone analogo quando afferma “io sono la porta delle pecore” invitandoci allo stesso comportamento di Gesù per essere a nostra volta credibili nei confronti di chi giornalmente ci attornia. Solamente se prenderemo la vita di Gesù a modello potremo aspirare ad un analogo comportamento.
“io sono la porta: se uno entra attraverso di me…entrerà e uscirà e troverà pascolo”; mi sembra importante riflettere su questi tre verbi: entrare, uscire, trovare. Viene proposto un cammino, non certo staticità, fatto di apprendimento, immedesimazione, similitudine ma non per fermarsi in adorazione ma per poter poi uscire, quindi andare, scendere, calarsi in un mondo reale e solo in quel momento si sarà credibili diventando noi stessi pastori/guide trovando quindi prima cercando persone e luoghi dove poter essere fiammelle di riferimento.
Un secondo pensiero mi viene da fare su: ”le pecore conoscono la sua voce (singolare)…non conoscono le voci degli estranei (plurale)..”.
Gesù ci ha insegnato a capire che il bene e il male è dentro di noi e che l’immagine di Dio non è una statua da adorare, ma una presenza concreta dentro il nostro cuore.
La voce del bene è unica, singolare, il pensiero del bene ha un’unica fonte di provenienza e ha solamente lo scopo unico di compiere azioni che portano verso il bene (Regno di Dio?); mentre le voci dei mali, plurali, che possono nascere dentro di noi e portano verso mali comportamenti, mali stili di vita, provengono da falsi profeti che propongono falsi idoli statuari rappresentati da desiderio di denaro, desiderio di proprietà, desiderio di potere, desiderio di apparire, desiderio di prevaricare, desiderio di sesso (nel senso negativo del termine), desiderio di violenza. Le voci del male possono essere anche raggruppate tra di loro e dettare le basi della nostra esistenza. Le voci dei falsi profeti portano solo ad un benessere e interesse personale o di gruppo ristretto/elitario, mai collettivo, anzi la collettività viene sottomessa e utilizzata solamente per il proprio bisogno personale. Sta sempre a noi riconoscere la voce del pastore buono.

Sergio

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