mercoledì 14 giugno 2017

LO SCANDALO DEL BUON SAMARITANO


La procura di Gerusalemme apre un’inchiesta immaginaria contro ignoti in seguito ai fatti che la stampa definisce “il caso del Buon Samaritano”.
Pare che sia stata intercettata una telefonata che segnalava al “Buon Samaritano” la presenza di un ferito grave al bordo della strada, a seguito di un’aggressione a scopo di rapina. 
I fatti sono noti: il “Buon Samaritano” arriva subito, soccorre sommariamente il malcapitato con il suo kit “pronto soccorso”, poi lo consegna alle cure di un albergatore che gestisce un motel nelle vicinanze, e si dichiara disponibile a indennizzarlo per le spese che incontrerà fino al ristabilimento del ferito. 
Per molto tempo questa vicenda è stata raccontata come un esempio di umanità misericordiosamente gratuita a beneficio di uno sconosciuto. 
Ma è stato davvero così?
Cerchiamo di fare chiarezza. 
Tutto comincia dalla segnalazione intercettata. Chi ha chiamato il “Buon Samaritano”? 
Si possono fare varie ipotesi: prima, il “Buon Samaritano” è stato avvisato dagli autori stessi dell’aggressione, per non rischiare l’incriminazione per tentato omicidio, peraltro preterintenzionale, essendo la loro finalità unicamente lucrativa, impadronendosi del bottino. Ma in tal caso il “Buon Samaritano” potrebbe aver cooperato con dei criminali. 
Seconda, il “Buon Samaritano” è stato avvertito dai ministri di culto che avevano rilevato la presenza del ferito al bordo della strada, ma non avendo mezzi adatti al soccorso non avevano potuto intervenire. 
Ma allora si pone l’interrogativo: l’attività di soccorso del “Buon Samaritano” era pubblicamente nota, tanto da essere individuata da due passanti casuali come i ministri di culto? E in tal caso, era un’attività regolamentata dagli organi preposti alla pubblica sanità? O si trattava piuttosto di un’attività abusiva sotto copertura?
Terza ipotesi, la telefonata è partita dall’albergatore, che prevedeva un lucro sull’ospitalità prestata al ferito. 
Si ripropone la domanda: chi è in realtà il “Buon Samaritano”? 
È il nome di una ONG in contatto con i trafficanti? 
Ma allora, i criminali che hanno aggredito e spogliato il viaggiatore, in che rapporto si trovano con l’albergatore?
Esiste una “follìa” che meritevolmente spinge oltre ogni limite consueto il dubbio investigativo, per aiutarci ad essere “prudenti come serpenti”, ma esiste la follìa che ci fa accettare il rischio di “farci prossimi” alle vittime di tutte le aggressioni, essendo “semplici come colombe”, per superare il muro dell’indifferenza (o della prudenza?) che ci fa assistere a un pestaggio senza intervenire in alcun modo?
La raccomandazione evangelica resta sempre quella di “pregare per non cadere durante la tentazione”. 
La tentazione di tacere, di scappare, di farsi coinvolgere da una mazzetta, di girarsi dall’altra parte. 
Ma questa “prudenza” dovrebbe impedirci di usare l’ascensore, perché potrebbe bloccarsi a metà strada. 
O di fidarci del farmacista, nel timore che possa darci per distrazione una medicina non appropriata. 
O di un’infermiere che potrebbe fingere la vaccinazione senza praticarla.
Il limite lo stabiliamo noi e ne siamo responsabili. 
Gian Franco Monaca (Tempi di Fraternità giugno '17)

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