domenica 26 novembre 2017

Canone eucarestia 26 novembre 2017

Eucarestia di domenica 26 Novembre 2017
"I miracoli nel Vangelo di Marco”

Musica di apertura: Ogni istante (Elisa)

G. L'etimologia del termine miracolo è molto semplice, infatti esso ha un diretto corrispondente nel latino miraculum, forma sostantivata derivata dal verbo miror, che significa meravigliarsi. Un miracolo dunque è una "cosa meravigliosa", un evento inspiegabile, al di sopra delle leggi naturali. Diverso è il senso della parola che troviamo nei vangeli Cristiani, esso infatti non ha corrispondente né in ebraico né in greco. Uno dei termini usati era semeion (greco: ciò che indica) che nel nuovo Testamento indica un “evento straordinario carico di significato” compiuto da Gesù Cristo, nei Sinottici, rivelatore di una natura non solamente umana. Per comprendere i racconti miracolosi dei vangeli risulta però necessario un accostamento con quelli del Vecchio Testamento. Il lettore della Bibbia si accorgerà anche che, dianzi a sé ha i racconti dei miracoli, mai il miracolo stesso. In questi testi hanno la parola uomini che hanno cercato la maniera più viva ed efficace per farci giungere la loro testimonianza di fede e l’appello che Dio ci rivolge oggi. Guai se ci capitasse di leggere i racconti di miracolo come storia nel senso moderno; sono racconti “costruiti” con un carattere di richiamo, di memoria e di invito. Chi si trova davanti a questi segni resta però libero, di tenerne conto o trascurarli. Uomini e donne hanno sensibilità diversificate, miracoli e segni possono parlare in maniera diversa ad una persona rispetto ad una altra.

G. Iniziamo a leggere i miracoli nel vangelo di Marco: l’evangelista ridimensiona l’aspetto glorioso dei racconti di miracolo subordinandoli al quadro d’insieme del suo Vangelo. Collocandoli nella prima parte della sua opera, distoglie l’attenzione del lettore dalla loro testimonianza per concentrarla su quella della sofferenza di Gesù.

Vangelo (Marco 1, 21-28; l’indemoniato)
“Giunsero a Cafàrnao e subito Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, insegnava. 22Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. 23Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, 24dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». 25E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». 26E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. 27Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». 28La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.”

Breve riflessione sul Vangelo. Qualche riga per riassumere il vissuto condiviso richiamato da questo brano di Marco. Ciò che colpisce è la fuoriuscita del demone dall'uomo che si trova nella Sinagoga e la capacità di quest'ultimo di chiedere aiuto trovandosi lì dove Gesù potesse sentirlo. Il demone rappresenta per noi il malessere che per essere accettato va' fatto venir fuori, lasciato andare, ascoltato. Smettere di considerarlo Demone dentro di noi può essere il vero Miracolo.

-        Franco ci spiega i miracoli nel Vangelo di Marco

Riflessioni sui miracoli oggi.
Voce 1. Riflettendo su cosa possa rappresentare un miracolo oggi , probabilmente un fondamento scientifico cercandolo con calma e razionalità lo si trova sempre, ma questo normalmente viene fatto perché la gente non ha più voglia di credere in qualcosa che non può essere controllato. Se una persona guarisce dal cancro per molti è un miracolo, per tutti quelli che invece non ce l'hanno fatta ha semplicemente avuto fortuna. I miracoli di Gesù o dei Santi erano cose di una certa rilevanza. Erano gesti apparentemente più eclatanti anche perché all'epoca era proprio solo un concetto di fede. Oggi in un certo senso facciamo gli stessi miracoli, ma non vengono considerati tali perché abbiamo gli studi ed i mezzi che ci aiutano e così perdiamo il nostro valore personale, perdiamo la riconoscenza, perché siamo stati aiutati dalla "conoscenza". Eppure quante persone oggi riusciranno a camminare di nuovo dopo un incidente che li aveva paralizzati? Quanti torneranno a vedere o sentire dopo mesi o anni di sofferenza? Quante persone si salveranno da un cancro o si risveglieranno da un coma? Sarà comunque opera di Gesù o possiamo ringraziare anche chi lavora ogni giorno affinché questo possa verificarsi sempre più spesso? O possiamo ringraziare anche un po' noi stessi? Per tante persone il miracolo oggi è solo riuscire a mangiare o dar da mangiare ai propri figli. Diventa miracolo trovare un lavoro, una casa, degli amici, un compagno, una telefonata, un messaggio che aspettavamo da una persona speciale. Per me, oggi, il miracolo siamo noi. Siamo noi che abbiamo la forza interiore per credere e farli accadere i miracoli. Siamo noi che creiamo il nostro destino. Possiamo guarire dalle malattie se lo desideriamo realmente ed ottenere tutto ciò che vogliamo. Energia e fede assoluta da riporre in noi. Tutto il resto esiste ed aiuta, ma siamo noi il vero motore dei nostri miracoli.

Voce 2. Credo sia necessario saper destrutturare il nostro immaginario rispetto ai miracoli. Se ciò è possibile ogni momento inatteso può diventare un miracolo. Poi, però, torniamo al nostro campo semantico: credo che un miracolo sia un momento inatteso, che sa farci riflettere, progredire. Solo se si abbandona la fretta del nostro vivere, diventa possibile incontrar miracoli. Forse la nostra vita è costellata di miracoli che noi non riusciamo a vedere. Forse, di miracolo si parla solo a posteriori, quando il momento diventa storia e su di esso ci si può riflettere e comprenderlo meglio: un miracolo è tale, se rappresenta un momento da ammirare: ovvero su cui riflettere per poter comprendere la sua forza evolutiva.

Preparazione alla eucarestia
G. Accogliamo il miracolo di ritrovarci qui oggi, come discepole e discepoli, della cena di Gesù. Approfittiamo di questi attimi di eternità per parlare con Dio e ringraziamolo dal profondo del cuore. Ascoltiamo la sua voce in ognuno dei momenti di piccoli o grandi miracoli che accadono nella nostra vita accorgendoci che ci sono ed entriamo in comunione noi stessi e con chi ci sta accanto in questa eucarestia comunitaria.

Tutti. Spezzando il pane ravviviamo il ricordo di Gesù, colui che ci insegnò a dividere il pane dei campi e il pane dei cuori. “Prendete e mangiate, prendete e bevete: questo è il mio corpo, questo è il mio sangue”. Padre, che tutto questo si avveri nelle nostre vite perché la nostra eucarestia non diventi una farsa. 



Padre nostro
Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e sostienici nell’ora della prova, ma liberaci dal male. Amen.

Comunione con intermezzo musicale
Preghiere spontanee

G. Gli spiriti maligni che facciamo entrare dentro di noi ogni volta che siamo scoraggiati, tristi, arrabbiati non avranno la meglio se noi non lo consentiamo. Dobbiamo credere di poter essere davvero gli artefici della nostra vita, di poter avere potere su noi stessi senza farci travolgere dalle avversità. Con la fiducia che da Dio provengono tutte le cose e che, quindi, niente di male può esserci per noi in questa vita, combattiamo il satàn, l’avversario, che spesso lasciamo abitare in noi. Abbiamo fiducia in questa lotta, perché è partendo da qui che possiamo cambiare il mondo.

Poesia di Chiara
Ombra forte tu dentro di me,
ho imparato ad amarti così come si ama un gioiello sbeccato.
Ho imparato ad ascoltarti e a farti venir fuori in tanti momenti come l'uomo liberato dal demone.

Ti lascio andare per smettere di sentirti Paura dentro di me, ma Miracolo che, travolgendo, trasforma in nuova Vita.

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