martedì 28 novembre 2017

Eucarestia 26.11.2017 – Il diavolo: riflessione

Nel brano evangelico che abbiamo letto e in diversi altri colpisce la presenza di “satana”: questa figura, nel corso della riflessione teologica cattolica, è diventata quanto mai centrale nella nostra fede. Infatti, così come per vivere in società si è reso necessario un codice penale che funga da deterrente rispetto all’infrazione della legge, allo stesso modo nella religione cattolica il diavolo funge da deterrente rispetto all’infrazione delle regole morali stabilite dalla chiesa.

La figura di satana, però, è nata per spiegare la presenza del male nel mondo, ma essa non è stata presente da sempre nella Bibbia. Nel Pentateuco, infatti, non compare mai, in quanto l’uomo ebreo antico riteneva che tutto provenisse da Dio, sia il male che il bene, e non aveva, perciò, bisogno di postulare l’esistenza di una figura esterna. Il famoso episodio del serpente nel giardino dell’Eden può essere, allora, spiegato diversamente da come si è sempre fatto: il serpente non è connotato, infatti, in senso diabolico e il fatto che parli rientra nel contesto mitico del giardino edenico, quando l’uomo poteva comprendere il linguaggio degli animali. L’offerta della mela, inoltre, non ha alcuna connotazione sessuale, ma simboleggia la conoscenza di tutte le cose a cui l’uomo aspira per potersi rendere pari a Dio stesso; dunque, si tratta di un peccato di superbia più che di lussuria, in cui c’entrano desideri e tentazioni umane più che spinte diaboliche.

In libri più recenti dell’Antico Testamento, satana fa la sua comparsa in concomitanza con la nascita dell’esigenza di dare una spiegazione al male presente sulla terra. Questi, però, è una figura che non prescinde da Dio in nessun modo ma, anzi, agisce secondo la sua volontà. Nel libro di Giobbe, ad esempio, Satana riceve da Dio il “permesso” di mettere alla prova il suo servo fedele, sempre alla condizione di non esagerare.

Nel Nuovo Testamento, infine, satana è presente più volte; il termine è reso talvolta con l’espressione demonio/demone, che in greco indicava una figura di tramite fra l’uomo e Dio, oppure satàn, che significa “avversario”, e più raramente con diavolo. Ciò che deve, però, essere sottolineato è che, negli episodi in cui compare, il focus non vuole essere sulla figura diabolica ma su quella di Gesù e sul significato profondo del racconto. Ad esempio, nel noto episodio in cui Gesù viene tentato dal diavolo nel deserto, l’attenzione non vuole essere su quest’ultimo per intendere, cioè, che nel mondo c’è un male tale da mettere in pericolo persino Gesù. Invece, si vuole spiegare che tipo di messia fosse Gesù, che rifiuta i grandi miracoli e i grandi gesti che, secondo la tradizione ebraica, avrebbero dovuto preannunciare il messia (ad esempio, quello di gettarsi da grandi altezze per essere ripreso dagli angeli e dimostrare, così, di essere il messia atteso). Gesù, inoltre, afferma che nessun male può venire a noi da satana. Il messaggio che, quindi, comunica il Vangelo non è quello di dover vivere nella paura di un male che ci colga all’improvviso, ma di vivere in serenità facendo la volontà di Dio. 


Anna Cau

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