domenica 28 gennaio 2018

Canone eucarestia 28 gennaio 2018

Domenica 28 Gennaio 2018
Aver fede: una ricerca continua, in divenire come la nostra vita.

MUSICA
G. In questa ultima domenica di Gennaio ci appropinquiamo a trattare il penultimo gruppo di “miracoli” nei vangeli. Dopo aver letto del cieco Bartimeo e di Betsaisa (miracoli di guarigione), dell’indemoniato di Cafarnao (miracoli di esorcismo), oggi tratteremo il tema dei miracoli della Natura (come classificati da Charpenter) o delle azioni liberatrici (come invece dettato da Dufour). Abbiamo scelto i passi della “tempesta sedata” e del “cammino sulle acque”, entrambi rievocanti un richiamo ad una fede sempre troppo altalenante, un po’ addormentata e bisognosa di segni costanti. Ma leggiamo insieme e riflettiamo.

VANGELO (Mc 4, 35-41; Mt 8, 23-27; Lc 8, 22-25) – Le tempesta sedata
35In quel medesimo giorno, venuta la sera, disse loro: «Passiamo all'altra riva». 36E, congedata la folla, lo presero con sé, così com'era, nella barca. C'erano anche altre barche con lui. 37Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. 38Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t'importa che siamo perduti?». 39Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. 40Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». 41E furono presi da grande timore e si dicevano l'un l'altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

VANGELO (Mc 6, 45-52; Mt 14, 22-23; Gv 6, 16-21) – Gesù cammina sulle acque
22 Subito dopo ordinò ai discepoli di salire sulla barca e di precederlo sull'altra sponda, mentre egli avrebbe congedato la folla. 23 Congedata la folla, salì sul monte, solo, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava ancora solo lassù. 24 La barca intanto distava gia qualche miglio da terra ed era agitata dalle onde, a causa del vento contrario. 25 Verso la fine della notte egli venne verso di loro camminando sul mare. 26 I discepoli, a vederlo camminare sul mare, furono turbati e dissero: «E' un fantasma» e si misero a gridare dalla paura. 27 Ma subito Gesù parlò loro: «Coraggio, sono io, non abbiate paura». 28 Pietro gli disse: «Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque». 29 Ed egli disse: «Vieni!». Pietro, scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. 30 Ma per la violenza del vento, s'impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». 31 E subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».32 Appena saliti sulla barca, il vento cessò. 33 Quelli che erano sulla barca gli si prostrarono davanti, esclamando: «Tu sei veramente il Figlio di Dio!».

COMMENTO AI VANGELI
Chi è mai costui? Che perfino il vento e il mare gli obbediscono?
Certo la storia reale non può esser andata così, certo questo brano è stato scritto, raccontato per far riflettere su altri eventi.
La figura di Gesù, pare riposarsi, pare disinteressarsi del viaggio intrapreso, ma viene richiamato, destato a fronte di una tempesta, un evento imprevisto e allora interviene, non senza aver rimproverato gli occupanti della barca per la loro poca fede: sembra quasi che lo stesso Cristo affermi: “se io sono con voi, nessun male vi può accadere.” Mi piace riflettere su un Gesù che a noi pare dormire, esser lontano, ma manca per noi la possibilità di richiamare la sua attenzione: Gesù non si sveglia dietro le nostre preoccupazioni…Chissà come potrebbe essere la nostra comprensione del suo messaggio se potessimo esser stati presenti in quel contesto, ovvero, se un profeta non è costantemente in servizio. Come mai quelli che pur gli sono vicini si sentono abbandonati? Come sarebbe possibile cercare la fede sulle tracce di un personaggio così?  Se non dorme prega, questo Gesù che pare essere apparentemente disinteressato ai suoi discepoli. Questi brani devono necessariamente essere interpretati nel loro simbolismo, nel loro senso evocativo.
I discepoli del Cristo, pieni d’entusiasmo per le opere e le parole del Maestro, iniziano a predicare, a vivere secondo gli insegnamenti dello stesso; ma si scoprono soli e timorosi mentre la barca è pervasa dalla tempesta.
L’esperienza del vivere è permeata da tempeste, da burrasche, da momenti in cui ci si sente soli o non sufficientemente supportati. Anche se Gesù è ormai vicino, la barca è insicura e il nazareno deve farsi riconoscere pur nel centro della tempesta. Mi vien da pensare, che nemmeno Gesù, se si interrompe la nostra fede, la nostra ricerca seppur pavida, riesce a fare il miracolo di sorreggerci. Mi fa riflettere che, anche nei miracoli, pare esservi uno spazio per l’attività del miracolato:
deve accogliere l’intervento di Gesù, ma nel momento in cui cessa la fiducia…anche il pescatore galileo torna ad affogare senza l’intervento risoluto del Cristo. Questo racconto di miracolo, come lo abbiamo voluto interpretare, sembra rinviarci uno strano insegnamento: i miracoli non sono solo un azione del nazareno: devono avere lo sfondo della fede delle persone a cui sono rivolti.

Riflessione sui Vangeli:
La nostra fede spesso vacilla così come la barca da cui Pietro scende per addentrarsi nel cammino tra le acque per raggiungere Gesù. Il cammino avviene di notte, così come la preghiera appare a Pietro, come spesso accade a noi, una luce nel buio. Gesù ci aiuta a vivere con la calma e tranquillità pur trovandosi per primo a camminare non sul suolo solido, ma sull'acqua, così fluida e instabile. Il corso dell'acqua sembra il corso in divenire della vita, che si rinnova sempre senza mai rimanere la stessa. In divenire è la nostra ricerca del mondo, delle cose che ci appassionano e di Dio che vive nella Bellezza. Di fronte alla tempesta del vivere, Pietro trova la forza per chiedere aiuto. L'altro e Dio riescono a sorreggerci solo se noi siamo disposti ad accogliere il loro aiuto. Quante volte ci siamo ritrovati a vagare nel buio aspettando le ondate positive dall'esterno. Pur nella fatica che la richiesta di aiuto comporta, pur chiedendoci continuamente "che cosa vuol dire credere? Ha molto senso domandarsi quanto noi crediamo o se siamo dei "buoni" fedeli?", il nostro miracolo è stare nella tempesta dell'incertezza della fede e della vita in generale, accogliere il panico del vacillare in mezzo alle acque. Quanto è bello il paradosso della vita: senza la tempesta non si arriva alla calma e senza la calma si rimane immersi nelle ondate tempestose senza trovare pace.

Tutti. Eccoci qui insieme a ricordare ancora una volta il cammino di Gesù e a darci il proposito di farne tesoro. Perché queste non siano solo parole vuote, spezziamo insieme questo pane, segno del nostro impegno quotidiano.  

SPEZZIAMO IL PANE
PREGHIERE SPONTANEE

PADRE NOSTRO
Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori. Sostienici nell’ora della prova e liberaci dal male. Amen

DAL DIARIO DI ETTY HILLESUM
Mio Dio, prendimi per mano,
ti seguirò,
non farò troppa resistenza.
Non mi sottrarrò a nessuna delle cose
che mi verranno addosso in questa vita,
cercherò di accettare tutto
e nel modo migliore.
Ma concedimi di tanto in tanto
un breve momento di pace.
Non penserò più nella mia ingenuità,
che un simile momento
debba durare in eterno,
saprò anche accettare
l'irrequietezza e la lotta.
Il calore e la sicurezza mi piacciono,
ma non mi ribellerò se mi toccherà
stare al freddo purché
tu mi tenga per mano.
Andrò dappertutto allora,
e cercherò di non aver paura.
E dovunque mi troverò,
io cercherò
d'irraggiare un po' di quell'amore,
di quel vero amore per gli uomini

che mi porto dentro.

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