sabato 6 gennaio 2018

Commento Vangelo domenica 7 gennaio

Marco 1, 7-11
In quel tempo Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzati con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo». Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito uscendo dall'acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

Devo confessare che questo passo evangelico mi sembra piuttosto lontano dalla mentalità del tempo in cui visse Gesù, mi piacerebbe avere la capacità di accedere direttamente alle fonti che hanno originato la testimonianza dell'evangelista in quanto mi sembra far riferimento a una mentalità troppo differente da quella che accompagna la vicenda del Gesù storico.
Mi sembra una costruzione letteraria troppo vicina a una mentalità cattolica, una concezione troppo lontana dalle mentalità del tempo e del luogo in cui si snodò la vita di Gesù.
Se voglio che questa narrazione possa entrare in una prospettiva di ricerca e crescita di fede, devo riflettere sul senso del battesimo nella storia di Gesù.
Il profeta Gesù cerca di misurarsi con la mentalità del suo tempo, volendo formarsi parte dal discepolato giovanneo e lo scambio fra i due ci viene presentato come una realtà dinamica. Giovanni, nella sua funzione battista, non si ferma a questa, sembra dire che è arrivato il tempo di lasciare ognuno un qualcosa: l'asceta ebreo accoglie la novità rappresentata dal predicatore nazareno. L'incontro fa crescere entrambi:
Invece la lettura di queste pagine che le chiese antiche e moderne hanno prevalentemente dato, mi permetto di dire, è stata troppo statica. L'accento non va messo, come spesso si è fatto, sulla figura del cielo aperto dal quale viene la voce o l'ispirazione. Non può essere che il nostro esser discepoli richieda una contemplazione di un racconto così evanescente per il nostro vivere.
Mi piace invece cercare di pensare a un Gesù che ricerca la sua formazione, che va da Giovanni col quale si attiva un percorso di conversione reciproca. Un dato significativo e da evidenziare sono i due profeti che si incontrano e che dialogano, che crescono e che ottengono per questo loro atto la benedizione di Dio.
Non voglio dire che questa mia interpretazione sia necessariamente significativa ma è un esempio di come la creatività ci può venire in soccorso nel nostro accostarci al vangelo.
Gesù e Giovanni qui rappresentano due figure che si incontrano e che crescono insieme lungo un comune percorso, come potremmo noi crescere o proseguire lungo la via di una ricerca di fede genuina, se non ci impegniamo a ricomprendere le tradizioni religiose che si sono stratificate su di noi?
Gesù e Giovanni, in questa sorta di affresco, diventano prototipi dell'uomo in ricerca di Dio: chi lo cerca mettendosi in pellegrinaggio, in ricerca incontra una sorta di rivelazione… Non saranno i cieli ad aprirsi, ma sarà la mente a considerare nuove vie, nuovi percorsi da battere.
Forse, a disposizione di quanti si accostano al vangelo con animo aperto, non dogmatico, si possono aprire spazi di creatività.


Walter Primo

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