domenica 25 febbraio 2018

Canone eucarestia domenica 25 febbraio

Domenica 25 Febbraio 2018
Il miracolo del risvegliarsi alla vita

MUSICA
G. L’ultima categoria di miracolo trattata dagli evangelisti è quella denominata delle “resurrezioni”. La figlia di Giairo, il giovane di Nain e Lazzaro, vengono risorti da Gesù, riportati alla vita. E’ importante sottolineare che qui si parla di resurrezione in modo improprio, con una accezione del tutto diversa dalla resurrezione del Signore. Mentre Egli riceve dal Padre una vita nuova, è il vivente per sempre, questi personaggi non vedono che dilazionata la propria morte e come sosterrebbero alcuni studiosi, si potrebbe parlare di rianimazione cadaverica. Ancora una volta ci troviamo di fronte a racconti di miracoli e in quanto tali, è fuori luogo porsi il quesito del dato di fatto, chiedersi cosa sia realmente accaduto quanto invece raccogliere il messaggio che taluni ci trasmettono. Riflettiamoci insieme.

VANGELO (Lc 7, 11-17) – IL GIOVANE DI NAIN
VANGELO (Gv 11, 1-44) - LAZZARO
VANGELO (Mc 5, 21-43; Mt 9, 18-26; Lc 8, 40-56) – LA FIGLIA DI GIAIRO E L’EMORROISSA
Essendo Gesù passato di nuovo in barca all'altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. 22E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi 23e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». 24Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno. 25Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni 26e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, 27udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. 28Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». 29E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male. 30E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». 31I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: «Chi mi ha toccato?»». 32Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. 33E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. 34Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va' in pace e sii guarita dal tuo male».
35Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». 36Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». 37E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. 38Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. 39Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». 40E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. 41Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». 42E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. 43E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

COMMENTO AI VANGELI
I tre testi, molto simili nel complesso, sono racconti di resurrezione riportati nei vangeli ma come questi, tanti altri sono presenti nell’antico testamento e nelle letterature extrabibliche (Libro dei Re). Non è importante però sapere cosa sia successo realmente ai nostri protagonisti o a qualche altro, ciò che conta è il messaggio che hanno voluto trasmettere ai credenti delle varie comunità del tempo e quale chiave di lettura oggi noi possiamo utilizzare.
Qualche piccolo appunto:
Giairo ad esempio, era un membro importante della società giudaica, sicuramente osservante della legge. Il suo rivolgersi a Gesù è quindi in contrasto con l’atteggiamento, diffuso tra i capi religiosi ebraici, di ostilità nei confronti di Gesù e di condanna del suo operato. Egli, mosso dalla più forte della motivazioni, il perdere la figlia, non perde la fiducia in Dio e sa riconoscere in Gesù colui che guarisce e dà vita. E non dubita che Egli risponderà alla sua preghiera. Gesù infatti va con lui,
entra nella sua casa, nella sua vita. È la fede quella che ci permette di vedere questa realtà e la risposta della fede a qualsiasi situazione noi stiamo vivendo la troviamo non al di fuori di noi ma in noi stessi, nella parte più profonda , là dove Gesù entra, ci prende per mano e con forza dice a ciascuno di noi: io ti dico, alzati. La risposta della fede va cercata nel silenzio.
Come quella di Lazzaro e del giovane di Nain, quella della figlia di Giairo non è ancora la resurrezione definitiva.  Anche noi, nel corso della nostra vita, facciamo più e più volte l’esperienza della morte e della resurrezione, spesso ci crediamo vivi mentre siamo morti. E solo grazie al richiamo di Gesù che ci dice “alzati” o “vieni fuori”, possiamo uscire dai sepolcri della morte, dell’egoismo, della paura. Risorgere può acquisire quindi un significato di consapevolezza, atto di coraggio del liberarci dalle catene che a volte ci imprigionano il cuore.
Ma perché tutto questo avvenga, devo permettere a Gesù di prendermi per mano, di avvicinarsi a me abbastanza da poter stabilire un’intimità, lontano dalla folla. Nei momenti tragici o difficili della vita si urla e si strepita: in questo modo si finisce per non vedere più la realtà delle cose; non dobbiamo aver paura di cercarci nel silenzio. Mi piace il gesto del prendere la mano; esprime sostegno, condivisione, solidarietà, affetto, stima, fiducia… E’ necessario continuare ad avere fede, non mollare. Devo permettere che mi si prenda la mano e donare la mia mano. Tutti siamo chiamati ad essere operatori di resurrezione, partendo dalle piccole situazioni della quotidianità. Tutti possiamo togliere le pietre che tengono chiuso un sepolcro di una persona spenta, depressa o schiavizzata.
Interessante anche il particolare della derisione di Gesù che richiama a una realtà diversa, che va oltre quello che appare invitando ad avere uno sguardo di speranza dinanzi alla morte. Ed oggi? Non basta forse essere fuori dal coro, voler andare in profondità oltre le apparenze per essere derisi e irrisi? Il testo fornisce una bella soluzione a questo, Gesù caccia via chi lo deride, non perde tempo a spiegare, a giustificarsi. Sarebbe inutile: chi deride non è disponibile a incontrare le ragioni dell’altro. Chi viene miracolato invece inizia a camminare, dall’incontro con Gesù, con la fede, nasce il desiderio di movimento che ci strappa alla morte del nostro egoismo, della nostra indifferenza, della nostra rassegnazione, della nostra disperazione.
E in conclusione, non dimentichiamoci di nutrire la nostra vita spirituale per non cadere nell’ozio e della disperazione del vuoto.

Tutti. Eccoci qui insieme a ricordare ancora una volta il cammino di Gesù e a darci il proposito di farne tesoro. Perché queste non siano solo parole vuote, spezziamo insieme questo pane, segno del nostro impegno quotidiano. 

SPEZZIAMO IL PANE
PREGHIERE SPONTANEE
1) Ti ringrazio Signore per tutti i tuoi doni, ma oggi in particolare ti ringrazio per la fede che mi hai donato e che non sempre ho saputo accogliere e custodire; non sempre ho saputo vivere ogni scelta, ogni difficoltà, ma anche ogni gioia, nella luce e nella forza della fede in te.

2) Dammi una fede forte, capace di credere in te, nel tuo amore e nella tua fedeltà sempre, anche quando mi sento vinto e sopraffatto dalla vita, una fede che mi impedisca di perdere la speranza anche quando sembra non esserci più alcuna ragione per sperare.

3) Prendi per mano tutti quelli che stanno per cedere alla disperazione, tutti quelli che ti hanno voltato le spalle per debolezza e paura, tutti quelli che non si accorgono nemmeno della morte che li avvolge, tutti quelli che scelgono la morte in tutte le sue forme.

PADRE NOSTRO
Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori. Sostienici nell’ora della prova e liberaci dal male. Amen

POESIA FINALE

E adesso tu,
come un albero che perde le sue foglie per acquistarne di nuove,
lascia che parti di te muoiano per fare spazio al risveglio della vita,
lascia aperte altre strade,
tocca la mano di chi ti sembra diverso, sebbene umano quanto te.
Il sonno anticipa il risveglio,
così come la morte spirituale prepara il terreno, se prima ben coltivato,
per la fioritura delle nostre vite.

E adesso tu,
accogli il coraggio di chi attraversa la paura,
di chi si avvicina con fatica per chiedere aiuto,
di chi umilmente si mette in gioco per vie smarrite senza sapere cosa accadrà dopo,
rompendo il circolo mortale del 'non ne uscirò più'.

Dacci la fede, tu, Dio vivente, anima errante, Altro da me, madre in ascolto.

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