domenica 11 marzo 2018

COMMENTO AL VANGELO DOMENICA 11 MARZO


[In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:] «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».
1  Anticamente il serpente era un simbolo che rappresentava gli dèi guaritori. Nella Bibbia si parla del serpente di bronzo che curava gli ebrei morsi da serpenti nel deserto (Nm 21,8; Sap 16,5.7). Si tratta di un simbolo di salute e di vita, come lo è Gesù per quanti lo guardano con fede. Il nuovo simbolo della vita non è un rito magico, ma Gesù vittima della sua estrema generosità.
2  Dio non si è fatto presente in questo mondo nella persona e nella vita di Gesù perché si sentiva offeso, indignato, irritato. Dio si è fatto presente nel mondo nell’uomo Gesù di Nazareth perché ama tanto il mondo che non sopportava di essere più lontano, distante, sconosciuto. Per questo Dio si è umanizzato in Gesù.
3  Umanizzandoci troviamo la luce ed amiamo la luce. Divinizzandoci troviamo le tenebre e tutta la nostra vita proietta oscurità. Non c’è cosa più torbida ed oscura di una persona che aspira solo a salire, a scalare, a sistemarsi. Come non c’è luce più potente della luce di chi è così umano che non ha nulla da nascondere, in maniera tale che la sua vita e le sue opere contagiano bontà ed umanità.

 padre J.M.Castillo



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