mercoledì 4 aprile 2018

Disegna il corpo e scrivi cosa provi

“Disegna il corpo e scrivi cosa provi”. Così i bambini si confrontano in classe - Educazione affettiva e sessuale, l’esperienza con gli psicologi in un istituto torinese: rispettate le vostre emozioni
«Di sessualità con i bambini si può parlare. Anzi, si deve - sottolinea Claudio Foti, psicoterapeuta e direttore scientifico del Centro Studi Hänsel e Gretel di Torino -. È una dimensione fondamentale della crescita e bisogna insegnar loro che paure e desideri possono essere espressi con rispetto per le emozioni e le persone coinvolte». In Italia, però, «l’educazione affettiva e sessuale nelle scuole continua a essere accantonata e negata». 
 
«Rimane lontana dall’agenda politica perché la cultura cattolica fa resistenza - spiega lo psicoterapeuta -. Ma se la componente più integralista è impossibile da coinvolgere, basta pensare allo spauracchio del gender, bisogna invece rassicurare quella moderata, chiarendo che questi percorsi non attivano una sessualità precoce ma comportamenti più rispettosi e attenti rispetto a malattie e gravidanze».  

In Italia - caso quasi unico in Europa - l’educazione all’affettività e alla sessualità («due componenti che procedono a braccetto», concordano gli esperti) non è materia obbligatoria nelle scuole. «Un errore - commenta lo psicoterapeuta - perché così si lascia che lo faccia prima l’industria pornografica, che bombarda i ragazzi con sollecitazioni che non riescono a comprendere e che spesso danno un’immagine distorta della donna». 

I genitori Ci sono presidi e genitori d’accordo nel negarne o ignorarne l’importanza e altri che, in mancanza di una legge, procedono da soli inserendo mini-percorsi educativi nell’ambito dell’autonomia scolastica. Come all’istituto comprensivo Nichelino II, nel Torinese, dove si è da poco concluso un ciclo dedicato alle quinte elementari. «Tre incontri per i bambini e due per i genitori - spiega il dirigente scolastico Sergio Arduino - li abbiamo inseriti nella tematica della cittadinanza perché è fondamentale per diventare buoni cittadini».  

Il percorso «è stato pagato dai genitori, 25 euro per figlio», e si è tenuto «in orario scolastico» con i maestri e uno psicologo del centro Hansel e Gretel, che dal 1989 lavora nelle scuole con i metodi dell’intelligenza emotiva sulla prevenzione del disagio e dell’abuso o sull’educazione affettiva e sessuale. «È dimostrato scientificamente - sottolinea Foti - che dare informazioni senza aver fatto esprimere le emozioni serve a poco. Le campagne sulla prevenzione dell’Aids hanno un’efficacia 20 volte superiore se ragazze e ragazzi possono parlare della vergogna di portare con sé il preservativo o del disagio di indossarlo, così come della paura di fare brutta figura e della rabbia per le colpevolizzazioni a cui la sessualità va incontro». 

Vengono messi in campo percorsi diversi a seconda dell’età degli studenti e delle esigenze che ogni classe esprime. «Il primo contatto con la sessualità - spiega Foti - arriva in media a 8 anni ma già a 5 si è potenzialmente influenzabili da stimoli mediatici a sfondo sessuale». Tanto che «alle elementari la metà dei bambini conosce YouPorn. Sono più stimolati rispetto al passato, ma anche più confusi e fragili».  

«Educare è necessario - osserva Rosa Petruccio, insegnante in una delle classi quinte di Nichelino - e anzi, c’è la proposta di anticipare alle quarte elementari perché la pre-adolescenza ormai inizia prima». Ma cosa chiedono i bambini? «Aprono il loro cuore - continua - esprimono paure come quella di perdere i nonni o fanno domande sulle mestruazioni e sull’atto sessuale. Chiedono se dopo si ha fame, se le donne incinte possono farlo».  

I giochi Alle elementari il percorso è strutturato sul gioco: non si basa sullo schema della lezione frontale ma sull’interazione. «Si chiede di disegnare il corpo umano di uno e dell’altro sesso ed esprimere come ci si sente. Oppure - racconta lo psicoterapeuta - di scrivere su un foglio anonimo una paura e un desiderio concreti sulla sessualità». Spesso emergono riferimenti alla pornografia e «in media in ogni classe un abuso sessuale. Negli ultimi anni in maniera maggiore - osserva - probabilmente perché c’è un’esposizione maggiore ai comportamenti perversi in Rete».  

«I genitori hanno apprezzato il percorso - spiega il preside - c’è imbarazzo e sono contenti che sia la scuola ad affrontare certi temi. Sicuramente è un passo avanti rispetto a quei genitori che senza spiegare nulla nel passaggio alle medie dicono alle figlie “state attente ai ragazzi alti”, cioè grandi. C’è la brutta abitudine di trasmettere ansia in certe trasformazioni dimenticando che i bambini si sentono fragili e hanno bisogno di aiuto». In Italia, però, poco si muove. Una legge non c’è e anzi, «le scuole in passato avevano più fondi da mettere a disposizione per questi percorsi - conclude Foti -. Che sono fondamentali ma per essere efficaci devono essere più lunghi». 


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