mercoledì 11 aprile 2018

Il giudizio di Dio e quello del vescovo

Ieri l'arcivescovo di Torino, con una arroganza sottile ma ben palpabile, ha detto ai preti di non fare i creativi, cioè di vivere "con l'umiltà di chi sa che tutto è sottoposto al giudizio di Dio e a quello del suo vescovo".
Certo... ce ne vuole per mettere di seguito e allo stesso livello "il giudizio di Dio e quello del vescovo". Siamo al delirio gerarchico.
In genere un prete mette Dio al centro, poi il Vangelo di Gesù, poi i problemi e l'esperienza dei fratelli e delle sorelle e quasi sempre sa già in anticipo e a memoria il pensiero del vescovo.
La comunione ecclesiale non va confusa con la "comunione gerarchica" di stampo tridentino. Ovviamente, qualche volta succede che il parere di un vescovo sia autorevole sul piano umano ed evangelico.
Ma spesso, come è successo in più casi recentemente proprio a Torino, il "giudizio" e le decisioni del vescovo sono in direzione contraria al Vangelo.
E' tempo che comunità e presbiteri, cessino di essere "esecutori di ordini" e che i vescovi si preoccupino di essere loro in comunione con quelle parti del popolo di Dio che pongono domande scomode e tentano percorsi innovativi.

don Franco Barbero – marzo 2018

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