venerdì 13 aprile 2018

Il nostro spirito di accoglienza? Seguiamo le parole del Vangelo

Bardonecchia è una comunità solidale». Don Franco Tonda, il parroco del paese dell'alta Val Susa, nel giorno di Pasquetta, il Lunedì dell'Angelo per i credenti, ricorda gli sforzi che si stanno "facendo per chi cerca di superare la frontiera. Sul blitz degli agenti francesi delle Dogane, la sera del 30 marzo, non si pronuncia. «Ho appreso quello che è successo dai giornali. Io non c'ero». Le questioni di Stato le lascia ai politici. Lui si interessa delle persone, delle loro vicissitudini, dei loro bisogni. «Con le forze che abbiamo, cerchiamo di dare accoglienza e di iniziare un vero e proprio inserimento per i migranti».
Quante sono le persone che cercano di raggiungere la Francia?
«Un numero preciso non saprei dirlo. Però ci tengo a ricordare che il tema profughi non è nuovo. Ragazzi giovani e famiglie, uomini, donne e bambini hanno iniziato ad arrivare la scorsa estate. C'era bel tempo e passavano senza fermarsi, senza che nessuno se ne accorgesse. Con l'inverno, con la neve, però, la situazione è peggiorata. Ha iniziato a fare freddo e così i riflettori si sono accesi sul nostro paese».
La parrocchia ha attivato qualche progetto?
«I volontari della Caritas si sono subito mobilitati per assistere i migranti di passaggio. Abbiamo raccolto indumenti da regalare, come qualche giacca a vento, e portato bevande calde, borse di viveri. Anche la Croce Rossa e il Comune si sono subito attivati, coinvolgendo le associazioni di volontariato. Purtroppo, però, nessuno sembra avere la "bacchetta magica"».
La bacchetta magica per convincerli a non proseguire?
«Sì. Nonostante si spieghino i pericoli del viaggio, loro vogliono andare avanti. Partono lo stesso e molte volte e dovuto intervenire anche il soccorso alpino. Noi cerchiamo di fornire un aiuto immediato, abbiamo lanciato anche diversi appelli, ma non è abbastanza».
Ognuno, a Bardonecchia, fa la sua parte?
«Ci stiamo scoprendo un paese davvero solidale. Certo, qualche scettico c'è: qualcuno storce il naso, è contrario, si preoccupa. Ma, fortunatamente, sono pochi. La maggioranza delle persone si è messa in gioco, andando incontro a chi ha bisogno».
L'impegno dura da tempo?
«Qui l'accoglienza è iniziata nel 2014, quando un gruppo di nigeriani è stato accolto e inserito nella comunità. Li abbiamo seguiti anche nella trafila per i documenti. Ora si sta facendo la stesso con un giovane, che arriva sempre della Nigeria, per il quale è già stato imbastito un progetto lavorativo. Bisogna fare in modo che i migranti non siano parcheggiati, ma che ci sia un chiaro progetto di apertura per la vita, un percorso che li renda indipendenti».
Quando parla di accoglienza, cosa dice ai suoi parrocchiani?
«Ricordo sempre il Vangelo di Matteo. Si legge: "ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato". L'accoglienza di Gesù è così: fatta di opere di carità, di sostengo, di aiuto. È concreta».


Irene Famà - La Stampa 3 aprile 2018

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