lunedì 14 maggio 2018

Don Fredo Olivero richiamato dall'arcivescovo per non aver recitato il "Credo"

TORINO-ADISTA - Non è parso vero, ai siti cattolici ultraconservatori, di poter accusare lo storico prete torinese don Fredo Olivero, rettore della chiesa di San Rocco e animatore del gruppo ecumenico “Spezzare il pane” (che pratica l’ospitalità eucaristica con diverse Chiese della Riforma) nonché promotore di iniziative per l’accoglienza dei migranti,  di eresia e apostasia. Già, perché don Fredo, 75 anni, durante la messa di Natale, ha “saltato” il Credo, spiegando che «la base della nostra fede non sono i dieci comandamenti, ma è il comandamento dell’amore. Se Dio è generoso con te, tu sii generoso con gli altri. Questo è ciò che dobbiamo rispettare, del resto non dobbiamo avere paura. Ai vostri figli smettete di insegnare la paura, l’inferno: non serve e anche a voi fa del male. Cercate l’essenziale nella fede. Il comandamento essenziale è la condivisione. L’ideale di Gesù era che non ci fosse nessun povero, che ci fosse dignità per tutti». Durante la messa afferma poi: «Sapete perché non dico il Credo? Perché non ci credo. Se qualcuno lo capisce…, ma io dopo tanti anni ho capito che era una cosa che non capivo e che non potevo accettare. Cantiamo qualche cos’altro che dica le cose essenziali della fede». La frase ha suscitato molta sorpresa, tanto che è stata successivamente espunta dal video della celebrazione pubblicato su Youtube (e a puntare il dito anche contro questo fatto è il quotidiano La Nuova Bussola Quotidiana, ormai diventata megafono dei cattolici tradizionalisti e antibergogliani). È stata anche strumentalizzata, per dire, come l’ex vaticanista Marco Tosatti nel suo sito stylum curiae, che don Fredo, «icona del cattolicesimo progressista e non», sarebbe «Un prete che non crede nel Credo? Sarebbe un po’ come se il Preposito Generale dei gesuiti dubitasse delle parole di Gesù, perché all’epoca non c’erano registratori». 
La notizia ha cominciato a circolare ed è arrivata anche alle orecchie dell’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, che ha richiamato il prete. Don Fredo ha promesso che d’ora in poi lo reciterà. Ma ha spiegato il significato profondo della sua scelta: «Quella frase è stata infelice. Non volevo dire “io non credo”, ma che il Credo come viene ripetuto, come una cantilena, senza capire davvero, non è pastoralmente utile. E siccome avevamo il coro gospel, abbiamo cantato “Dolce sentire” di “Fratello Sole e sorella Luna”», secondo quanto riporta Vatican Insider (9/1). «È una questione pastorale e non di contenuti – ha spiegato al sito torinese lo Spiffero –. Ho sempre pensato e continuo a pensare sia meglio una professione di fede che tutti capiscono, piuttosto che una preghiera che la maggior parte dei fedeli ripete come una cantilena, senza comprenderla». «Credo nel Vangelo e nei suoi contenuti prosegue don Fredo ma ho dei dubbi su talune formule, peraltro come il 99 per cento degli altri sacerdoti».
Ordinato dal card. Michele Pellegrino nel 1967, don Fredo incarna la generazione di preti che si dedicarono all’impegno sociale: dopo aver dato vita all’Ufficio internazionale della Cisl, nell'1983 fu chiamato dall’allora sindaco di Torino Diego Novelli ad aprire il primo Ufficio Stranieri e Nomadi d’Italia. Tra i massimi esperti di immigrazione e di rom, a lungo direttore della Pastorale Migranti della Diocesi (dalla quale lo rimosse lo stesso Nosiglia nel 2012), già cappellano ospedaliero,  ora don Fredo si occupa soprattutto di dialogo ecumenico, interreligioso e di accompagnamento spirituale dei migranti. 

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