giovedì 31 maggio 2018

La Terra è nelle nostre mani

Leonardo Boff, La Terra è nelle nostre mani. Una nuova visione del pianeta e dell‟umanità 

Per comprendere un popolo, osservava nel 1854 il Capo pellerossa Seattle davanti al governatore Stevens dello Stato di Washington, è necessario capire i suoi sogni, le speranze e le visioni trasmesse ai figli nelle lunghe notti invernali. Seattle non sospettava quale genere di sogno muovesse quei bianchi interessati alle terre indigene e, prima e dopo di loro, altri bianchi avidi e predatori. É il sogno, trasformato in incubo, del nostro paradigma di civiltà, quello «che ha fatto del mercato e della merce l'asse strutturante di tutta la vita sociale» e che sta muovendo l'umanità a combattere la più folle tra tutte le guerre, quella contro la Terra, l'unica casa di cui dispone. E a questo paradigma, che così poco onore rende alla nostra specie autoproclamatasi sapiens, che l'ecoteologo brasiliano Leonardo Boff oppone, nel suo libro La Terra è nelle nostre mani. Una nuova visione del pianeta e dell'umanità (Edizioni Terra Santa, pp. 217, euro 15, e-mail: editrice@edizioniterrasanta.it), un «sogno più grande», in grado di guidarci attraverso nuove visioni, spronandoci a dare vita a nuove relazioni tra di noi, con la natura e con la Madre Terra, e strappandoci così al destino dei dinosauri. 

Un libro che offre una sintesi mirabile dei temi al centro della riflessione di Boff, della sua vita interamente al servizio della causa della liberazione: quella dei poveri e quella del "grande povero" che è il nostro pianeta devastato e ferito. Una riflessione che, nell'ascolto attento del loro duplice e congiunto grido, prende estremamente sul serio le innumerevoli minacce di distruzione lanciate contro Gaia, il pianeta vivente che è la nostra casa comune, la quale, afferma il teologo brasiliano, «ci sta dando chiari segni premonitori» simili a «quelli che precedettero le grandi catastrofi già avvenute nella lunga storia della Terra». Ma che, come se nulla fosse, continuiamo ad attaccare «su tutti i fronti: nel suolo, nel sottosuolo, nell'aria, nei boschi, nelle acque, negli oceani, nello spazio esterno», trasformando ogni suo angolo in un oggetto di conquista e di dominazione, inconsapevoli di combattere una guerra che «non vinceremo mai noi». 

Ma è anche, quella di Boff, una riflessione attraversata da un potente soffio di speranza: la speranza che quelle energie - «espressione dell'Energia suprema» - che stanno producendo l'universo da oltre 13 miliardi di anni, spingendolo verso livelli di complessità e di autocoscienza sempre maggiori, ci costringano a compiere «un salto qualitativo, in direzione di un altro modello di produzione e di consumo, che effettivamente ci salverebbe», guidandoci verso una modalità «più conforme alla logica della vita, ai cicli di Gaia e alle necessità umane quotidiane». 

Ma perché ciò sia possibile, l'umanità ha bisogno di una nuova comprensione della realtà e di una nuova concezione del posto che essa occupa all'interno del cosmo: quella che Boff definisce come «cosmologia della trasformazione» (intendendo per cosmologia una visione del mondo soggiacente «alle idee, alle pratiche, alle abitudini e ai sogni di una società»), in contrapposizione a quella «cosmologia della conquista» costruita sulla base di una visione meccanicistica e antropocentrica dell'universo, «secondo cui le cose sono giustapposte una al fianco dell'altra, senza alcuna connessione tra loro», e valide «nella misura in cui vengono ordinate a proprio uso dall'essere umano, il quale sarebbe al di fuori e al di sopra della natura come suo padrone e signore». 

Ci ha pensato poi la ricerca scientifica contemporanea a smantellare tale visione, rivelando la natura profondamente olistica e relazionale del cosmo, costituito da un insieme di soggetti tutti inter-retro-connessi tra loro», come «dimensioni di un grande e unico Tutto» simile a «un organismo vivente che si autoregola, si adatta, si evolve e a volte, in situazioni di crisi, balza in avanti in cerca di un nuovo equilibrio». É questa, secondo Boff, la premessa centrale dell'era dell'ecozoico, con cui ci lasceremo alle spalle l'attuale era dell'Antropocene (così definita proprio per indicare l'impatto senza precedenti dell'azione umana sull'ambiente terrestre, fino al biocidio, «l'uccisione di sistemi vitali», e al geocidio, «l'uccisione del pianeta nelle sue strutture vitali e funzionali»), per allineare le attività umane alle «altre forze che agiscono su tutto il pianeta e nell'universo intero», rinnovando il patto naturale tra la Terra e l'umanità e rendendo così possibile un nuovo inizio per l`avventura umana. Per questo, evidenzia il teologo, «dobbiamo guardare in avanti, cogliere attentamente tutti i segnali che ci guidano verso il lieto fine della nostra pericolosa traversata e generare un clima di benevolenza e fratellanza» che ci consenta di vivere serenamente sul nostro piccolo pianeta azzurro e bianco, «nascosto in un angolo di una galassia di dimensioni medie», ma «sotto l'arcobaleno della buona volontà umana e della benevolenza divina». 

In libreria per Terra Santa editore, 2017, pp. 224, € 15 (recensione a cura di Claudia Fanti, Adista 17 marzo) 

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