domenica 10 giugno 2018

"Caro ministro Fontana, oggi noi gay non siamo più invisibili"

Cinque anni fa Davide Tancredi, giovane veronese all'epoca diciasettenne, ci scrisse una lettera con queste parole: "Io sono gay, ho 17 anni e questa lettera è la mia ultima alternativa al suicidio in una società troglodita, in un mondo che non mi accetta sebbene io sia nato così". Davide raccontava la difficoltà di un adolescente a sopravvivere in un mondo omofobo: "Chiediamo solo di esistere".
 
Ora, dopo le frasi del ministro della famiglia Lorenzo Fontana sulle famiglie Arcobaleno, Davide ha scelto nuovamente il nostro giornale per rispondergli: "Cinque anni fa avevo chiesto all’Italia di esistere. Ora dico all’Italia che esistiamo e che per nulla al mondo i nostri colori e i nostri figli verranno di nuovo ricoperti da una nera prepotenza. Non siamo più invisibili".

Caro direttore,
da veronese, conosco fin troppo bene il clima che si respira nella mia città ed è forse per questo motivo che le dichiarazioni del nuovo ministro della Famiglia e della Disabilità mi ripugnano così tanto. Per il ministro Fontana 
le famiglie arcobaleno non esistono. E ci ha tenuto a dirlo il giorno successivo alla sua nomina, perché sebbene una guerra al mondo Lgbt non sia stata inserita nel contratto di governo, bisognava puntare i piedi e alzare i muri. Io, fra quei muri di odio e risentimento, ci ho vissuto per vent’anni. So quanto Verona si illuda di essere salda nella moralità e nel Cristianesimo, soffocando invece il colore delle diversità. È di qualche settimana fa la notizia dell’annullamento del convegno sui gay all’Università di Verona, convegno sgradito ai movimenti fascisti che hanno steso un drappo nero sulla città di Romeo e Giulietta.

Io vengo da quel mondo, esattamente come il ministro Fontana, ed è per questo che posso dirgli che sbaglia. Gli omosessuali esistono, come esistono le loro famiglie, e non sono pericolose come ci hanno insegnato da piccoli a Verona. I loro figli, una volta uscito dalla mia città, li ho conosciuti, sorridenti e vivaci, con tanta voglia di giocare. E, magari, anche di diminuire il problema delle nascite che tanto preoccupa il nostro nuovo ministro. Ora che è a Roma, Fontana potrebbe conoscere quelli che da sempre ci hanno insegnato a temere. E imparare a non spaventarsi per i colori sgargianti di quelle famiglie che si impone di non vedere.

La soluzione a un problema non è affermare che il problema non esiste, perché una frase del genere è immatura in una scuola, ma è pericolosa in tema di diritti civili. Già in Cecenia si è proceduto con la stessa logica. Si è detto che non c’erano campi di concentramento per i gay perché non esistevano persone omosessuali in Cecenia. E mi preoccupa la stima che Fontana ripone nella Russia e nel suo modello di società: una discriminazione di Stato non possiamo più permettercela, non dopo Mussolini.

Il ministro ha risposto al fronte comune delle associazioni Lgbt, dicendo che lo attaccavano perché cattolico. Ma penso sappia che essere cattolici significa ben altro. Il vero cattolico sa accettare il prossimo, relazionarsi con il diverso e capire quali siano i suoi bisogni. Amare significa questo. Decretare chi esiste e chi no, proponendo una gerarchia sociale va contro i principi stessi della cristianità. La dottrina insegna ad amare indistintamente, a guardare al cuore delle persone, senza soffermarsi sul colore dell’uomo o della donna che abbiamo di fronte, o sulla persona che ha al suo fianco. L’amore insegna sempre qualcosa, in qualsiasi forma si manifesti. È ora che anche il mondo cattolico si muova contro i fanatismi che alleva nel suo seno, contro chi non dà valore alle minoranze. Cinque anni fa avevo chiesto all’Italia di esistere. Ora dico all’Italia che esistiamo e che per nulla al mondo i nostri colori e i nostri figli verranno di nuovo ricoperti da una nera prepotenza. Non siamo più invisibili.

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