venerdì 8 giugno 2018

COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 9 GIUGNO

+Marco 3, 20-35

In quel tempo, Gesù entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare. Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: «È fuori di sé».
Gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni».
Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: «Come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito. Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa.
In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna». Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro».
Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo. Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano». Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».

Povero Gesù i discepoli, gli scribi e persino i suoi famigliari gli danno del fuori di sé per quello che dice e come si comporta.
Siamo solo all’inizio del vangelo di Marco (capitolo 3) ma l’evangelista ci fa subito capire che quest’uomo dice e vive “stranamente” e per questo motivo è già stato bollato come pericoloso dall’establishment religioso del tempo e quindi già condannato alla morte prima che faccia danni irreparabili, il problema è solo prenderlo e costruire un piano accusatorio credibile agli occhi degli occupanti romani per farlo giustiziare dal “potere” e non farla passare solamente come una faida religiosa interna.
Interessante vedere la preoccupazione della madre e dei fratelli per Gesù, che non ha cominciato il suo pensiero/azione dall’oggi al domani ma l’ha costruito e percorso nella prima parte della sua vita, quella privata. I famigliari sanno benissimo che il loro congiunto si comporta da “folle” per i canoni dell’epoca e procedono con un atto di salvaguardia nei suoi confronti, tentano di riportarlo a essere “folle” nelle quattro mura di casa senza esporsi in pubblico perché sanno che Gesù non si mette paletti e dice quello che desidera far trapelare apertamente esponendosi a ritorsioni e violenze. Si, si la mamma aveva visto giusto.
Ma ecco lì con una delle sue esplosioni anti sistema, anti tradizione, anti logica, esiste una famiglia più grande di quella consanguinea ed è quella del “popolo di Dio”, a cui appartengono tutti/e le persone che ne fanno la volontà e nei giorni seguenti avrà modo di spiegare cosa intende Lui fare la volontà di Dio con esempi di vita concreti non solo di forma e di pensiero.
Una mia riflessione del tutto personale mi porta a constatare che i famigliari mi sono imposti per legge genetica, mentre gli “amici” sono scelti personalmente e sono le persone con cui c’è feeling, le persone con cui ti senti portato a percorrere un tratto di vita per costruire “qualcosa”.
Tornando al vangelo Gesù avrà modo di spiegarci che “fare la volontà di Dio” vuole dire prendersi cura della vedova e dell’orfano, quindi occuparsi degli anelli deboli della società che a quel tempo e in quei territori erano facilmente individuabili nelle persone rimaste senza la protezione del capo famiglia perché non avevano nessun diritto civile applicabile al loro stato e per il proprio sostentamento potevano solamente provvedere alimentando la prostituzione e l’accattonaggio.
A noi e alla nostra sensibilità individuare oggi e nel nostro territorio vedove ed orfani.
Sergio

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