venerdì 15 giugno 2018

Il cardinale dell’Isola Mauritius difende il diritto al gay-pride

La Chiesa cattolica di Mauritius ha preso le parti della comunità Lgbt. Per sabato 2 giugno il collettivo Arcobaleno aveva organizzato nella capitale mauriziana, Port-Louis, la marcia dell’“orgoglio gay” - la 13.ma nella storia dell’Isola - per la quale aveva ottenuto le necessarie autorizzazioni. Erano accorse circa 200 persone, che sono state però fermate da circa 400 musulmani radicali che si erano già riuniti in preghiera poco lontano e che alzavano manifesti anti-Lgbt. Per ragioni di sicurezza, gli organizzatori del gay-pride hanno deciso di annullare la loro festosa manifestazione.

Ha prontamente stigmatizzato l’atto aggressivo il vescovo di Port-Louis, card. Maurice Piat, che ha  emanato un comunicato in cui si afferma che, «indipendentemente dalle convinzioni morali che si possono avere sull’omosessualità, dobbiamo esprimere la nostra indignazione di fronte al modo in cui la marcia di Lgbt, che aveva avuto l’avallo della polizia, è stata bloccata dai manifestanti che, loro sì, erano nell’illegalità». Ma ha voluto anche aggiungere una precisazione rispetto ai manifestanti anti-Lgbt: «Abbiamo molti amici tra i nostri fratelli e sorelle musulmani – ha detto – e non confondiamo il gruppo dei manifestanti con l’insieme della comunità musulmana. L’isola Mauritius può contare su uomini e donne di buona volontà in tutte le comunità di fede per preservare la pace, un tesoro di tutti».

Da parte sua, il Consiglio delle Religioni, che raggruppa i capi religiosi dei credi presenti nell’Isola (induisti: 52%; cattolici: 30%; islamici: 17%), in un comunicato ha sottolineato che «lo Stato di diritto e i diritti dell’uomo sono inamovibili pilastri, fondamenta che assicurano il rispetto di ogni cittadino e la convivenza democratica». «Non si tratta – ha ribadito – di una opzione, ma di un imperativo per tutta la società, la nostra società!».

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