martedì 26 giugno 2018

Omosessualità nel mondo antico

Nel mondo antico, specie greco-romano, l’omosessualità era intesa in una doppia accezione, per cui non era discriminata a priori. Gli antichi sapevano bene che esisteva ed era diffusa e, forse complice anche l’assenza di tutto l’apparato filosofico e dottrinale che è stato creato in seguito, era considerata parte della vita e funzionale ad alcune esigenze delle persone.
Nella Grecia antica, ad esempio, era una consuetudine consolidata che gli uomini aristocratici intrattenessero relazioni omosessuali in alcune fasi della loro vita. Tali relazioni avevano anche una funzione educativa, in quanto la coppia era costituita da un individuo adulto ed uno più giovane che, così, acquisiva insegnamenti fondamentali per la sua vita. Inoltre, tali unioni erano anche sinonimo di prestigio. Per il giovane aristocratico, quindi, tale relazione era precedente al matrimonio e costituiva quasi una sorta di iniziazione alla vita adulta. Il matrimonio era, però, sempre previsto nella vita di ognuno, indipendentemente dall’orientamento sessuale, poiché funzionale alla vita e alla perpetuazione della famiglia e della società.
Moltissimi poeti greci hanno dedicato componimenti poetici a giovani uomini, al punto che è nato un genere letterario apposito, esportato poi anche nel mondo romano. Il poeta latino Catullo, famoso per aver decantato in cento e più modi il suo amore per una donna, scriveva anche componimenti per ragazzi con la stessa naturale disinvoltura e trasporto.
Nel mondo greco esisteva, poi, un famoso esercito, il battaglione sacro di Tebe, costituito da coppie omosessuali (maschili). Nello stesso esercito spartano, noto per la sua abilità in battaglia, l’omosessualità era una pratica frequente e accettata, indipendentemente dal fatto che i guerrieri fossero per lo più sposati.
Platone, filosofo ateniese, racconta di come Socrate avesse rapporti con i suoi discepoli, nell’ambito di quella che era una relazione educativa profonda tra maestro e allievo. Inoltre, il filosofo sosteneva addirittura che l’amore omosessuale fosse quello più vero, perché fondato su una scelta di amore reciproco e duraturo e non su altri fini, ad esempio la riproduzione.
Le relazioni eterosessuali, infatti, erano considerate necessarie alla società e per questo sempre previste per ognuno; l’omosessualità, invece, rappresentava in qualche modo l’ambito della libera scelta e dell’amore non utilitaristico. Inoltre, gli uomini condividevano molto più fra loro le scelte di vita che non con le proprie mogli.
Naturalmente esisteva anche il rovescio della medaglia: l’omosessualità, infatti, non era considerata “alla portata” di tutti e, nel caso in cui fosse praticata da uomini non aristocratici, magari anche in alternativa al matrimonio, era considerata disdicevole e chi la praticava era stigmatizzato come effeminato.
In un mondo di uomini, l’omosessualità femminile era quasi assente. Ma non del tutto. Infatti, bisogna ricordare la poetessa di Lesbo, Saffo, che, pur essendo sposata e avendo una figlia, si occupava di educazione femminile al matrimonio e dedicava i propri componimenti poetici alle donne, spesso mettendo in rilievo come il matrimonio fosse un’imposizione crudele e destabilizzante per le fanciulle. La poetessa era molto conosciuta e stimata nell’antichità, al punto che era considerata fra i maggiori poeti del mondo antico insieme ad Omero e molti altri.  
Anna Cau

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