giovedì 5 luglio 2018

Alla Consulta il ricorso di una coppia di donne per l’eterologa

Il Tribunale di Pordenone Giudice Maria Paola Costa ha accolto la richiesta di una coppia di donne omosessuali, di sollevare la questione di legittimità costituzionale delle norme che attualmente vietano in Italia l’accesso alla Procreazione Medicalmente Assistita anche alle coppie omosessuali: lo apprende l’Ans dall’avvocato Maria Antonia Pili, legale delle ricorrenti. Sul procedimento si pronuncerà ora la Corte Costituzionale.  

Alla coppia era stato rifiutato l’accesso alle tecniche di fecondazione artificiale dal Servizio per i Trattamenti di Procreazione Medicalmente Assistita presente nell’Azienda Sanitaria 5 di Pordenone. Di fronte al diniego della struttura pubblica, le due donne avevano chiesto al giudice, qualora non fosse stato possibile in via diretta - ovvero con un’interpretazione costituzionalmente orientata - superare il rifiuto dell’Azienda Sanitaria, di investire della questione la Corte Costituzionale, al fine di dichiarare formalmente l’incostituzionalità di tale divieto. 

Il giudice pordenonese ha ritenuto rilevante e non manifestamente infondata la questione posta dall’avvocata Pili stante il palese contrasto del divieto con gli articoli 2, 3, 31 comma 2 e 32 comma 1 della Costituzione nonché con l’articolo 117 comma 1 della Costituzione in relazione agli articoli 8 e 14 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali (Cedu). 

«Sarà ora la Corte Costituzionale - ha commentato l’avvocata Pili - a pronunciarsi su tale discriminazione basata esclusivamente sull’orientamento sessuale delle persone, ormai intollerabile anche nel nostro paese dati i precedenti sia legislativi sia giurisprudenziali intervenuti in tale ambito».  

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