mercoledì 25 luglio 2018

Offende ragazzo disabile sul treno ma poi chiede scusa

Offende ragazzo disabile sul treno ma poi chiede scusa: “Sono un imbecille”. E la storia su Fb diventa virale - A raccontare l'episodio avvenuto su un treno regionale è un altro passeggero della stessa carrozza, lo scrittore Matteo Bussola. Un lungo post letto e condiviso centinaia di volte: "Questa situazione sarebbe potuta finire in tanti modi diversi e invece ho appena assistito a un piccolo miracolo"

A VOLTE le cose vanno come dovrebbero andare, nel verso giusto. E Facebook a volte diffonde storie a lieto fine, belle da leggere e da raccontare. Come quella sul profilo del fumettista e scrittore Matteo Bussola.

Due giorni fa Bussola, che conduce su Radio24 con Federico Taddia 'I Padrieterni', si trovava su un treno regionale. Con lui erano saliti anche un ragazzo disabile in carrozzina, un passeggero oltre la scortesia che lo offende gravemente, e una signora che se la prende e lo attacca. Una scena decadente che sarebbe potuta andare come va troppo spesso, peggio. Invece il passeggero chiede scusa e il finale della storia sorprende proprio perché non siamo più abituati alle cose nel verso giusto. Così come non siamo più abituati a leggere gentili reazioni di utenti a un post, commenti aggraziati. "È una storia molto bella. Vorrei condividerla. Posso?", chiedono diverse persone.


"Sono su un treno regionale, sto andando a una presentazione del mio libro, fuori una pioggia obliqua cade contro i finestrini. Il treno ferma a una stazione di cui non leggo il nome, alla stazione sale un ragazzo disabile, lo portano su in tre. Il ragazzo è in carrozzina e ha il busto piegato in avanti da un'evidente malformazione. Lo spazio del vagone riservato alle carrozzine è occupato da due ingombranti valigie, il controllore dice a voce alta: 'Di chi sono questi bagagli?!' senza ottenere risposta, allora urla: 'DI CHI SONO QUESTI BAGAGLI?!' e d'un tratto un uomo sui cinquanta si volta da due sedili più avanti, il controllore lo vede e gli intima: 'Li sposti subito, per piacere'.

L'uomo sui cinquanta si alza, va a prendere le valigie ma lamentandosi col controllore che insomma, è un'indecenza, sul treno i suoi bagagli nel vano apposito non ci stanno e ora lui dove li mette. Il ragazzo disabile, mentre legano la sua carrozzina con le cinghie, fissa l'uomo senza dire niente, non capisco se la sua disabilità gli impedisca di parlare o se sia, semplicemente, stanco, di quel tipo di stanchezza di chi è purtroppo abituato ad assistere a reazioni come quella. Il controllore si avvicina all'uomo, gli dice che, dato che i vani sono piccoli, se vuole può mettere i suoi bagagli sui due sedili vuoti avanti a sé. È a quel punto che l'uomo si lascia sfuggire la frase, a bassa voce. *Perché questi non se ne stanno a casa invece di andare in giro*, dice.

Lo sentiamo io e una signora sui settanta seduta di spalle. Io mi sto sforzando di fare respiri profondi perché sto seriamente pensando di alzarmi e andare a mettergli le mani addosso. La signora sui settanta invece si alza, si volta, si piazza davanti all'uomo, gli dice: 'Lei si dovrebbe vergognare, perché non se ne sta a casa lei invece di andare in giro e costringerci a sentire le sue sciocchezze!'

L'uomo guarda la signora da sotto in su, ha l'espressione di un bambino che è appena stato sgridato dalla madre. Sto per intervenire e rincarare la dose quando: 'Ha ragione', dice l'uomo all'improvviso. 'Mi scusi, scusatemi tutti, sono stanchissimo e ho proprio esagerato'. Un istante dopo l'uomo si alza, va verso il ragazzo disabile, si ferma davanti a lui. 'Scusami davvero', dice, 'sono un imbecille'. Il ragazzo alza gli occhi. 'Tranquillo', gli dice. 'Da quello se vuoi si può guarire'.

L'uomo sembra sorpreso dalla risposta, il viso gli si apre in un sorriso, il ragazzo sorride anche lui. Si presentano, cominciano a parlare. Il ragazzo si chiama C., è un ingegnere informatico. L'uomo si chiama S., è un metalmeccanico pendolare. Abitano a neanche dieci chilometri e non si erano mai incontrati. Oggi invece si sono *visti*, che mi pare una cosa assai più importante. Io guardo fuori dal finestrino, ascolto le loro storie a intermittenza, penso che questa situazione sarebbe potuta finire in tanti modi diversi e invece ho appena assistito a un piccolo miracolo. E mi viene in mente che per avvicinare gli esseri umani sarebbero sufficienti quasi sempre tre sole cose: un calcio in culo al momento giusto - da chi si assume la responsabilità di dartelo -, la capacità di chiedere scusa, un sorriso ricambiato. Basterebbe poco, davvero. Basterebbe ricordarselo".

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