sabato 21 luglio 2018

Quando poesia e profezia si abbracciano

Riportiamo di seguito il testo che il gruppo “L’albero di Salvarano ha scritto per l’unione civile di Serena e Aleka. 
Carissime Serena e Aleka, noi amiche del gruppo l’Albero di Salvarano vogliamo esservi vicine in questa tappa importante della vostra vita, che avete scelto di condividere e di non tenere solo per voi, perché è davvero una cosa bella da regalare al mondo, al piccolo mondo delle vostre relazioni ma anche a quello più ampio della nostra società. Grazie perché ci avete chiamato a fare festa con voi! 
In questo momento, quando le parole sembrano non bastare per descrivere le emozioni, vi regaliamo soprattutto la nostra amicizia e il nostro sostegno. E affidiamo alla simbologia del nostro nome alcune piccole suggestioni, per rendere caldo questo rito civile. 
Il nome del nostro gruppo è l’Albero di Salvarano...  E come un albero vi auguriamo di affondare le vostre radici nel terreno fertile ma a volte duro della storia. Lì troverete l’impegno di generazioni di donne e uomini che hanno smosso le coscienze con le loro scelte coraggiose, che hanno spezzato le dure zolle dei luoghi comuni, dei falsi perbenismi, del pensiero unico... Nei solchi della storia c’è anche la testimonianza, per noi molto viva, di quattro suore che hanno vissuto a Salvarano e hanno aperto la loro casa a tante persone messe ai margini, come i nostri gruppi di omosessuali credenti.
Nella storia, anche quella piccola e quotidiana, troverete sempre sorgenti nascoste a cui attingere con gratitudine, troverete semi che dormono ancora e che attendono di germogliare, troverete piccoli organismi viventi che nessuno vede ma che lavorano con voi e per voi, perché ogni crescita è impegno di molti e mai di una persona sola... 
Come un albero vi auguriamo di fortificare il vostro tronco, di costruire giorno dopo giorno e con sapienza la vostra identità, di diventare pienamente umane e di avere la schiena dritta, per resistere ai venti che vorrebbero portarvi di qua e di là. Non spaventatevi dei nodi o delle crepe che la crescita può portare con sé: non toglieranno mai la vostra bellezza. Siate fiere di essere quello che siete e di alzarvi libere in mezzo a questo mondo, perché il Signore del giardino, qualunque sia il suo nome, vi guarda e vi sorride! 
E come un albero apre i rami, così auguriamo a voi di aprire le braccia e il cuore e di cercare nuovi spazi da attraversare e abitare. Accogliete e date riparo, offrite una sosta a chi è stanco del volo, date ombra a chi cammina sotto il sole a piedi scalzi, regalate i vostri frutti (sì... perché farete molti frutti!) a chi ha fame di senso e di un pensiero lucido. E come un albero vi auguriamo soprattutto di guardare in alto, di levarvi verso il cielo che sta sopra tutti e tutte e sovrasta ogni confine. Puntate in alto, a quelle altezze che non sono i luoghi di potere o le carriere di successo, ma che sono le altezze dello spirito libero e della “sofia”, che è la dimora del divino, qualunque nome abbia. 
È quel divino dai molti nomi (perché nessun nome lo racchiude davvero) che ha scaldato il cuore di Mosè, di Gesù, di Maometto, di Siddharta, e di quattro suore che hanno reso l’eremo di Salvarano un luogo di pace, dove ciascuna di noi – e non solo noi – ha conosciuto l’accoglienza e il sostegno che fanno esistere, il riconoscimento che rende libere, la benedizione di Dio, qualunque sia il suo nome, indipendentemente da chi scegliamo di amare. Anche queste quattro donne sono qui oggi con noi e fanno festa per la famiglia che voi, carissime Aleka e Serena, volete costruire nel rispetto e nell’amore. Vi vogliamo bene! 

Il gruppo "L'albero di Salvarano" 

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