mercoledì 29 luglio 2020

Dio persona una metafora creativa

Comprendere come il termine “persona” si sottoponga allo stesso torchio serve a controbilanciare l’immagine del “vegliardo” del teismo moderno.
È dall’espressione che abbiamo di noi e delle nostre interazioni con altri esseri umani, che sviluppiamo un’idea di ciò che significa essere una persona. Poi l’attribuiamo, nella sua eccellenza, a Dio. L’analogia accompagna questa idea con il suo ritmo tripartito.

Affermiamo: si Dio è una persona. Neghiamo: no, Dio non è una persona nel modo finito in cui conosciamo noi stessi come persone. Controneghiamo per affermare: ciononostante, Dio è una persona in modo sovreminente in quanto Fonte di tutte le persone. In altre patole, Dio non è persona in misura minore, ma è superpersonale, personale in un modo che trascende meravigliosamente il modo umano di essere persona.

A questo punto abbiamo perso il concetto letterale. Non comprendiamo che cosa significa in realtà attribuire a Dio una personalità. Ma, solo a pronunciarlo, i nostri spiriti entrano in una relazione di comunione personale con il Santo.
Tutte le metafore creative, hanno a livello letterale, griglie di significato sufficientemente complesse da permettere al pensiero di andare oltre le connessioni immediate.
Ecco perché Dio può essere visto come re, roccia, madre, salvatore, giardiniere, innamorato, padre, liberatore, levatrice, giudice, aiutante, amico, orsa, acqua fresca, fuoco, tuono e così via. In ogni caso la tensione permanente all’interno della dinamica metaforica dell’”è e non è”, le metafore vengono prese alla lettera e banalizzate, perdendo il loro potere di scuotere e sorprendere, e così il divario tra l’oggetto più familiare e il Dio sconosciuto viene a cadere. Come la storia dimostra, le metafore morte creano buoni idoli. Oltre che con l’analogia e la metafora, diversi teologi oggi spiegano il linguaggio su Dio anche per la teoria del simbolo. Come ha ultimamente spiegato Paul Tillich, i simboli sono immagini, gesti, concetti, cose o persone che alludono a qualcosa di altro oltre a sé.

(tratto da Elizabeth Johnson, “Alla ricerca del Dio vivente”, Fazi Editore, pp. 30-31)

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